L'Italia separa il prezzo Luce da quello Gas: si risparmia in Bolletta?

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Disaccoppiamento luce gas.
Un nuovo decreto opera il disaccoppiamento del prezzo della luce da quello del gas per imprese energivore.

L’Italia avvia la procedura di disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Il provvedimento rientra nel decreto “Energy Release”, e promette di venire in soccorso soprattutto delle cosiddette imprese energivore. Scopriamo tutti i dettagli di questa nuova iniziativa, cercando anche di capire quanto diminuirà il prezzo dell’energia.


Energy Release. Questo è il nome del Decreto a sostegno delle imprese energivore voluto dal Governo Draghi, ormai in procinto di lasciare il posto all’esecutivo che emergerà dalle elezioni del prossimo 25 settembre. Questa iniziativa rappresenta il primo passo verso il disaccoppiamento del prezzo della luce da quello del gas. Andiamo subito a scoprire di cosa si tratta e a quali conseguenze porterà.

Decrety Energy Release: cos’è e cosa comporta
Cos'è Chi riguarda A cosa porta
Un decreto voluto dal Ministero per la Transizione Ecologica che prevede il disaccoppiamento del prezzo della luce da quello del gas. Le cosiddette imprese “interrompibili” ed “energivore”. A un prezzo controllato dell’energia elettrica, da 450 €/MWh a 210 €/MWh.

Approfondiamo ora tutti i temi di maggior interesse.

I cambiamenti portati dal Decreto Energy Release

Il Decreto Energy Release del Governo Draghi prevede la vendita a prezzi calmierati di energia elettrica a specifiche categorie, per contrastare il Caro Bollette:

  • Clienti industriali interrompibili;
  • PMI;
  • Utenti delle principali isole (Sicilia e Sardegna).

A essere coinvolti sono 18 TWh di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, con prezzo che viene fissato a 210 euro per MWh invece che di 450 euro per MWh, ossia il prezzo attuale di mercato. Tale prezzo, in ogni caso, potrebbe essere ulteriormente ritoccato al ribasso. Questo perché l’Unione europea, che progetta di mettere in campo un provvedimento dello stesso tipo, avrebbe indicato nel tetto di 180 euro per MWh la soglia da non superare.

Cos’è un’impresa interrompibile? Una impresa interrompibile si rende disponibile a interrompere la propria fornitura di energia elettrica in caso di richiesta da parte di Terna, operatore che gestisce la rete elettrica nazionale. Si tratta spesso di attività produttive ad alto consumo energetico, che richiedono quindi un gran dispendio di risorse (con potenze medie superiori a 1 MW). A maggio 2019 le aziende che rientravano in questa categoria erano 350, divise tra acciaierie, fonderie, cartiere e cementifici, industrie chimiche e della ceramica.

Con tale provvedimento, pertanto, viene attuato uno schema di questo tipo:

  1. I 18 TWh vengono messi a disposizione dai produttori a GSE, il Gestore dei Servizi Energetici;
  2. GSE effettua l’assegnazione dell’energia elettrica tramite contratti pluriennali (fino a dicembre 2025) e un meccanismo di cessione per differenza a due vie; questo prevede il calcolo della differenza tra il prezzo di allocazione e il prezzo medio mensile sul mercato elettrico (considerando il 70% dei volumi aggiudicati dal singolo soggetto);
  3. Ogni utente finale può richiedere un minimo di 1 GWh all’anno. In ogni caso, il volume non deve eccedere il 3% della quantità complessiva offerta dal GSE, e il 30% del consumo medio degli ultimi tre anni.

Il Decreto, per completezza d’informazione, permette di attuare le disposizioni del decreto Energia 17/2022, convertito con la legge 34/2022.

Per avere un quadro di tutti gli altri interventi già promossi dal Governo nel corso di quest’anno, invece, puoi rifarti ai nostri speciali:

Quanto diminuirà il prezzo dell’energia?

Con il Decreto Energy Release, quindi, il costo dell’energia viene diminuito per alcune imprese energivore. Questo dovrebbe dare un minimo di slancio ad attività imprenditoriali fiaccate da mesi di difficoltà economiche. A questo proposito è intervenuto il Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, che dalle pagine de Il Sole 24 ore si è espresso in questi termini:

Ho firmato il decreto ministeriale Energy release che dedica 18 terawattora, con una mediazione del Gse, alla categoria industriale delle interrompibili ad un prezzo controllato di 210 euro a megawattora, in un momento in cui l’elettricità costa oltre 450. È meno della metà: questo sarà assegnato con aste del Gse e speriamo possa ridurre la bolletta energetica per gli energivori. Qualcosa del genere la stiamo studiando sul gas e vedremo più avanti.

Roberto CingolaniIl Sole 24 Ore.com, articolo “Energia, l’Italia separa il prezzo dell’elettricità da quello del gas”

Come accennato in precedenza, quello dei 210 euro per MWh è un limite che sarà probabilmente destinato a diminuire ulteriormente a seguito delle decisioni prese dall’Unione Europea. Il ministro Cingolani si è espresso anche su questo tema:

La Commissione si è pronunciata su un prezzo di 180 euro a megawattora come tetto sulla generazione da rinnovabili, quindi siamo abbastanza vicini. Saremo prontissimi ad adeguarci a un prezzo più basso. Abbiamo fatto quello che potevamo anche valutando il costo per la collettività. Quello di 210 euro non è un prezzo basso, ma bisogna anche tenere conto del fatto che non si possono inibire gli investimenti.

Roberto CingolaniIl Sole 24 Ore.com, articolo “Energia, l’Italia separa il prezzo dell’elettricità da quello del gas”

Gli ultimi provvedimenti del governo, quindi, sembrano poter dare un po’ di respiro alle imprese più grandi e a maggior consumo di risorse. Se vuoi cercare di alleggerire la bolletta della tua attività, in ogni caso, puoi telefonare allo 06 9480 259506 9480 2595prendere un appuntamento. Un Esperto Energia ti offrirà una consulenza 100% gratuita e senza impegno.

Che relazione c’è tra il prezzo della luce e quello del gas?

La parola chiave nel provvedimento Energy Release è “disaccoppiare” (in inglese "decoupling"). Con la misura messa in campo dal governo, infatti, si va a slegare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Ci si potrebbe chiedere in primo luogo, però, perché i due costi siano legati, visto che in teoria si tratta di forniture completamente differenti tra di loro. Invece non è così, perché il prezzo del gas naturale influisce nettamente su quello dell’energia. Sia quella prodotta effettivamente grazie al gas, sia quella realizzata tramite altre fonti, comprese le energie rinnovabili.

In che modo si usa il gas per creare energia elettrica? Così come spiegato nel nostro speciale sulla crisi energetica in corso, il gas viene impiegato da diversi paesi europei (Italia in primis) per creare energia. Il procedimento, in linea generale, prevede l’uso di gas (o petrolio) che va a scaldare grandi quantità d’acqua. Questa, una volta a pressione, fa girare delle enormi turbine che generano forza elettromotrice, in seguito convertita in corrente elettrica.

Perché si è arrivati a questo meccanismo? Perché, in parole povere, il prezzo dell’energia sui mercati internazionali viene stabilito basandosi sul prezzo di una sola fonte, seguendo lo schema che viene chiamato pay-as-clear. Tutte le offerte dei produttori, che sono diverse tra loro (più basse per le rinnovabili e più alte per quelle da fossile) vengono pagate con un unico prezzo, che corrisponde al prezzo marginale della principale fonte considerata. Questo è l’ordine di costi marginali comunemente seguito (dal minore al maggiore):

  • Elettricità prodotta da fonti rinnovabili (eolico e solare);
  • Energia prodotta dall’acqua;
  • Energia nucleare;
  • Energia prodotta da combustibili fossili (in ordine di costo: carbone, gas e olio combustibile).

Il prezzo viene determinato dall’ultima centrale elettrica presa in considerazione per soddisfare il fabbisogno nazionale, seguendo l’ordine di merito appena descritto. E nel sistema energetico europeo, al momento, le centrali considerate sono quasi sempre a gas, che si rivelano pertanto ancora indispensabili per coprire la domanda dei paesi (in Italia più del 40% dell’energia è prodotta dal gas). Pertanto è il prezzo dell’energia prodotta dal gas a stabilire il costo dell’energia, anche di quella prodotta da fonti rinnovabili (e perciò con costi marginali inferiori).

In teoria questo sistema, introdotto all’inizio del nuovo millennio, avrebbe dovuto incentivare le rinnovabili e favorire la concorrenza. L’aumento spropositato del prezzo del gas, però, ha rimescolato totalmente le carte, e così si è giunti alla situazione sotto gli occhi di tutti. Senza contare che l’apporto di alcune fonti viene chiaramente influenzato dalla siccità a livello globale. Senza acqua, infatti:

  • Gli impianti idroelettrici funzionano a singhiozzo;
  • Le centrali nucleari non riescono a far operare bene i sistemi di raffreddamento;
  • Il carbone non può essere trasportato efficacemente.

Disaccoppiando i prezzi, ecco che tutta la dinamica appena descritta potrebbe disperdere il suo potenziale negativo. I produttori di energie rinnovabili potrebbero presentare prezzi al mercato inferiori e convenienti. Quello compiuto dall’Italia, pertanto, è un primo passo. Solo un’iniziativa a livello europeo, però, potrà veramente dare il via a una nuova fase.

È questo il primo passo verso il tetto al gas europeo?

Dopo il disaccoppiamento del prezzo della luce da quello del metano, il prossimo passo potrebbe essere rappresentato dal tetto al prezzo del gas? Il ministro Cingolani, interpellato sull’argomento, ha spiegato:

La settimana scorsa abbiamo avuto una riunione dei ministri dell’energia nella quale si doveva ancora discutere su quale approccio avere sul price cap. Ancora non c’era indirizzo. Dopo un’accesa discussione la maggioranza degli stati membri ha ammesso che il price cap fosse l’unica strada europea per mettere un limite alle fluttuazioni del Ttf. Il 30 settembre è stato convocato un consiglio dei ministri dell’energia straordinario per chiudere questa vicenda.

Roberto CingolaniIl Sole 24 Ore.com, articolo “Energia, l’Italia separa il prezzo dell’elettricità da quello del gas”

Sulle modalità di attuazione dell’intervento, però, i singoli Stati non sembrano essere ancora d'accordo:

Si è parlato di un cap solo sul gas russo ed è stato constatato che sarebbe stato anomalo avere un cap su un tipo di molecola e su un’altra uguale, prodotta altrove, no. La tendenza ora è quella di parlare di un cap generalizzato per il metano che arriva dai gasdotti, non sul Gnl. Il 30 settembre su questa cosa dobbiamo per forza convergere. Possiamo avere delle ottime chance che la proposta in porto

Roberto CingolaniIl Sole 24 Ore.com, articolo “Energia, l’Italia separa il prezzo dell’elettricità da quello del gas”

La strada per arrivare a una svolta su quest’altro tavolo di trattative, pertanto, è ancora lunga.

Cos'è il TTF? Il TTF citato dal ministro Cingolani corrisponde al Title Transfer Facility, mercato di riferimento per lo scambio del gas naturale in Europa. Non è da confondere con il PSV, Punto di Scambio Virtuale, punto di incontro tra domanda e offerta del mercato del gas in Italia.

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Le grandi manovre del Governo Italiano e dell’Unione Europea puntano a migliorare la situazione dei mercati energetici, al momento in evidente sofferenza. Per cercare di risparmiare su luce e gas, in ogni caso, non è necessario attendere nuovi decreti o e provvedimenti. Puoi agire in prima persona scegliendo la tariffa che più si adatta alle tue esigenze. Un buon punto di partenza per farlo è la tabella che trovi qui in basso, relativa alle offerte top per clienti residenziali:

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Terza Posizione
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*La spesa mensile è stata calcolata con una stima del prezzo medio del PUN (luce) e del PSV (gas) del prossimo anno realizzata dall'Autorità e con un consumo di 1800 kWh/anno per la luce e 800 Smc/anno per il gas ad uso riscaldamento di una famiglia di 3 persone.

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* Il prezzo luce include le perdite di rete. La spesa mensile è calcolata con un consumo di 1800 kWh/anno per la luce e 800 Smc/anno per il gas ad uso riscaldamento di una famiglia di 3 persone.

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