Piano Emergenza Energia: arrivano Coprifuoco e il Taglio alle Bollette

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Piano Emergenza Energia.
Emergono i dettagli del piano emergenza energia del Governo, all’insegna dell’austerity.

L’impensabile sta diventando sempre più probabile: se la Russia decidesse di chiudere definitivamente i suoi gasdotti verso l’Europa, difatti già limitati, cosa farebbe l’Italia? Emergono i primi dettagli del piano emergenza energia: tanti i provvedimenti e le misure, che riguardano sia i cittadini che le imprese. La parola d’ordine in ogni caso è solo una: austerity.


Considerando gli ultimi sviluppi geopolitici, sembra sia necessario prepararsi al peggio. Per far fronte alle minacce più o meno velate della Russia di chiudere totalmente i propri gasdotti per l’inverno, i vari paesi si stanno muovendo per cercare di correre ai ripari.

L’Italia, da par suo, nelle ultime ore ha introdotto una serie di interventi che cercheranno di arginare quella che già ora è definibile una vera e propria crisi energetica. Scopriamo i vari provvedimenti, per poi analizzarli nel dettaglio:

Piano Emergenza Energia: i rimedi del Governo Draghi
Rimedio Interventi concreti
Ritorno al carbone Le sei centrali a carbone ancora attive in Italia aumenteranno la loro produzione di elettricità.
Illuminazione e riscaldamento ridotti Dal "coprifuoco" per l'illuminazione di monumenti alla riduzione delle temperature dei condizionatori, sono diverse le misure mirate a ridurre gli sprechi.
Stop forniture alle imprese energivore Le forniture alle imprese che utilizzano molta energia elettrica potrebbero essere limitate o fermate del tutto.
Nuovi fondi per alleviare la crisi Il Governo ha già stanziato 30 miliardi di euro per arginare gli effetti della crisi energetica, e nel prossimo futuro i fondi sono destinati ad aumentare.
Bonus Benzina 200 euro può essere richiesto dal datore di lavoro per tutti i dipendenti

Comunicato Stampa ARERA 29 luglio 2022 ARERA ha rilasciato un comunicato stampa in cui comunica che da ottobre, il prezzo del gas della maggior tutela sarà aggiornato mensilmente. Scopri tutti i dettagli sulle novità dei prezzi tutela gas da ottobre!

Il cambiamento climatico può attendere: si torna al carbone

Durante la tappa del Tour de France del 13 luglio scorso, i ciclisti sono stati interrotti da alcuni manifestanti di Dernière Renovation, gruppo ambientalista che si batte contro i cambiamenti climatici. Una causa che, di questi tempi, sembra cedere sempre di più il passo alle esigenze concrete degli stati.

Così come la Germania e altri paesi del Vecchio Continente, infatti, anche l’Italia ha deciso di tornare a una maggiore produzione di combustibili fossili. In particolare, il piano emergenza energia del Governo Draghi prevede che le sei centrali Enel a carbone attualmente attive aumentino la loro produzione. Si tratta dei siti posti a:

  • Venezia (Veneto);
  • Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia);
  • Civitavecchia (Lazio);
  • Brindisi (Puglia);
  • Fiume Santo (Sardegna);
  • Sulcis (Sardegna).

Le centrali, d’altra parte, già da tempo si sono messe in moto. Nelle ultime settimane, sono arrivate a coprire l’8% del fabbisogno energetico nazionale, cifra che corrisponde al doppio della media degli ultimi anni.

Qual è il livello di produzione delle centrali a carbone atteso dal Governo? L’obiettivo è quello di andare a produrre una quantità di carbone tale da sostituire circa 5 miliardi di metri cubi di gas.

Tra coprifuoco e consumi ridotti, un inverno all’insegna dell’austerity

L’esecutivo guidato da Mario Draghi è al lavoro per riempire gli stoccaggi di gas in vista dell’inverno, o almeno arrivare a un livello pari al 90%. Attraverso la controllata Eni, inoltre, il Governo si è assicurato forniture alternative soprattutto da stati africani.

Tutto questo, però, potrebbe non bastare, ed ecco che il piano di emergenza energia prevede una possibile riduzione dei consumi. Provvedimenti che vanno a toccare la vita quotidiana di tutti noi, sintetizzati in questa tabella:

Austerity Gas: gli interventi del Governo
Intervento In cosa consiste
Temperature in ribasso Nelle abitazioni private, le temperature dei termosifoni saranno ridotte di due gradi, con limiti maggiormente stringenti in termini di orari di utilizzo. Anche gli uffici pubblici vedranno un ribasso delle temperature dei riscaldamenti, che verranno portati a 19 gradi.
Luci dei lampioni spente È prevista una sforbiciata sull’illuminazione pubblica di città e musei, che potrebbe arrivare fino al 40%.
Chiusura degli uffici Gli uffici pubblici potrebbero chiudere anticipatamente per risparmiare sulle utenze.
Chiusure anticipate dei negozi I locali privati potranno rimanere aperti solo fino alle 23.00. I negozi, invece, dovranno abbassare le serrande alle 19.00.
Coprifuoco In casi di estrema emergenza, potrebbe essere introdotto il coprifuoco sull'utilizzo dell'illuminazione pubblica.

In alcuni casi, si tratta di interventi che sono già in vigore da alcuni mesi. In particolare, dal primo maggio scorso le temperature negli uffici pubblici non possono essere superiori ai 19 gradi durante l’inverno e inferiori ai 27 gradi durante l’estate.

L’introduzione di questi provvedimenti si rende necessaria una volta considerate alcune dinamiche relative al nostro paese. Il 27% dei consumi di gas, ad esempio, è su base familiare (soprattutto riscaldamento e illuminazione). È su questo elemento che il governo vuole cercare di intervenire, introducendo misure più austere e possibili vincoli.

Quanto si può risparmiare con questi provvedimenti? Quelle che sembrano piccolezze, possono portare a un grande risparmio. Secondo alcuni calcoli, infatti, il piano di razionamento per le utenze private può portare a un risparmio pari a circa il 20% del gas proveniente dalla Russia, pari a 6 miliardi di metri cubi.

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Stop alle forniture alle imprese energivore

Se i negozi dovranno chiudere prima e le case dovranno abbassare i riscaldamenti, alcune imprese rischiano di doversi fermare del tutto. Questa eventualità rientra nel piano di emergenza stilato dal governo, che prevede tre livelli di crisi. Il primo, di pre-allarme, è quello dove ci troviamo attualmente. In questa fase, quindi, il Governo si prepara al peggio stabilendo gli eventuali provvedimenti da mettere in atto, e intraprende misure concrete ma di impatto circoscritto.

Dovessimo arrivare a un blocco totale del gas russo, si entrerebbe nel livello di emergenza. E questo porterebbe a tutta una serie di conseguenze spiacevoli come l’interruzione (per un periodo di tempo limitato) delle forniture alle imprese maggiormente energivore.

Cos’è un’impresa energivora? Un’impresa viene considerata energivora nel momento in cui registra un consumo medio di energia elettrica pari ad almeno 1 GWh/anno (a questo parametro si aggiungono poi altri requisiti specifici). Si tratta soprattutto di attività come cementifici, acciaierie, produttori di ceramica o vetro.

Dovessimo trovarci in quello che è uno scenario limite (ma non per questo inverosimile), scatterebbe anche il ricorso ai famosi stoccaggi, di cui il Governo ha tanto parlato negli ultimi tempi. A questo proposito, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervistato da Radio Capital, si è dimostrato piuttosto ottimista:

Posso dire che ho il controllo giornaliero di tutti i flussi insieme agli operatori, al momento la situazione è sotto controllo. Gli stoccaggi sono arrivati al 64%, a fine anno dobbiamo arrivare al 90% per affrontare l’inverno in sicurezza. È evidente che la situazione è instabile però abbiamo messo in campo un programma di diversificazione delle forniture importante, adesso ci sono 6 paesi africani che ci danno una quantità di gas sufficiente a rimpiazzare il gas russo.

Roberto CingolaniCapital.it, articolo “Cingolani: ‘La situazione degli stoccaggi di gas è sotto controllo’

Le nuove iniziative del Governo per il piano emergenza energia

L’altra grande partita riguardante il piano emergenza energia si gioca a colpi di decreti e provvedimenti. Ci riferiamo all’azione del Governo, che dovrà necessariamente tornare a intervenire per cercare di arginare gli effetti del possibile stop delle forniture di gas russo. Finora, l’esecutivo ha stanziato circa 30 miliardi di euro. Di questi, 3 sono serviti per arginare i clamorosi rincari (45% Gas e +15% Luce) che avrebbero colpito le famiglie nel trimestre luglio-settembre 2022. Trovi maggiori informazioni in tema sul nostro articolo dedicato al Decreto Salva Bolletta.

Il bonus 200 euro per dipendenti e pensionati Tra i provvedimenti che il Governo potrebbe mettere in atto c'è anche la proroga del bonus 200 euro, con l'allargamento della platea dei beneficiari.

È evidente, però, che l’esecutivo a guida Mario Draghi dovrà tornare a intervenire anche considerando alcuni fattori specifici che puntano ad alzare il prezzo del gas come:

  • Le quotazioni dei mercati finanziari;
  • La nuova posizione di vantaggio degli stati che propongono fonti alternative al gas russo;
  • L’obbligo imposto dall’Unione Europea di riempire gli stoccaggi al 90% entro fine 2022.

Senza dimenticare che gli interventi del Governo, finora piuttosto puntuali, potrebbero subire ritardi se la tenuta dell’esecutivo Mario Draghi dovesse sgretolarsi. Uno scenario non del tutto da escludere, stando alle tensioni tra i partiti emersi negli scorsi giorni, relative tra l'altro anche ai provvedimenti da inserire nei prossimi decreti a sostegno della crisi.

Qual è la situazione negli altri paesi europei? Se Roma piange, di certo Parigi e Berlino non ridono. Francia e Germania, seppure con dinamiche differenti, si trovano a fronteggiare le stesse difficoltà del nostro paese. In entrambi i casi, la ricetta scelta per arginare la crisi energetica sembra essere quella di tornare alla nazionalizzazione di alcune aziende importanti del mercato, come spiegavamo in “Emergenza Gas: la Nazionalizzazione di Eni ed Enel è la Soluzione?”

Alcune regioni, prima fra tutte la Puglia, hanno creato il bonus fotovoltaico, che da la possibilità di installare i pannelli fotovoltaici nelle proprie case o condomini con un risarcimento della spesa fino a 8.500€.

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Terza Posizione
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