- L'impianto autonomo serve una singola abitazione: la famiglia gestisce caldaia e manutenzione in autonomia;
- l'impianto centralizzato serve tutte le abitazioni di un condominio con un'unica caldaia di maggiore potenza, gestita dall'amministratore;
- dal 2017 nei centralizzati sono obbligatorie valvole termostatiche e contabilizzatori, così ogni condomino paga in base ai propri consumi reali;
- per ridurre la bolletta del gas, confronta le migliori tariffe gas del momento.
La differenza tra impianto di riscaldamento autonomo e centralizzato
È importante scegliere con attenzione l'impianto di riscaldamento e la caldaia più adatta alle tue esigenze. La differenza tra impianto autonomo e centralizzato è sostanziale e, per chi ha la possibilità di scelta, è una decisione determinante.
Innanzitutto dobbiamo comprendere bene la differenza tra i due tipi di sistemi di riscaldamento:
- con l'impianto autonomo la caldaia e la rete di distribuzione servono una singola abitazione;
- con l'impianto centralizzato la caldaia è in comune con tutte le abitazioni presenti nel condominio.
Come scegliere tra riscaldamento autonomo e centralizzato
L'impianto autonomo è economico quando serve un'unica unità abitativa o al massimo piccoli edifici. Nelle situazioni con più famiglie si predilige il riscaldamento centralizzato, poiché oltre a consumare meno combustibile, anche il costo per la manutenzione di un'unica caldaia è inferiore rispetto a diverse caldaie e relative canne fumarie.
Per la sostituzione dell'impianto di riscaldamento esistono agevolazioni fiscali riservate agli interventi di efficienza energetica. Sono ammessi sia i lavori sulle singole unità immobiliari, sia gli interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni degli edifici condominiali: scopri condizioni e aliquote in vigore nella guida alle detrazioni fiscali per il risparmio energetico.
L'impianto di riscaldamento autonomo
L'impianto autonomo è privato ed è gestito in maniera indipendente dagli altri inquilini dello stabile. In questi casi la soluzione adottata è una caldaia a metano o a GPL, oppure caminetti, stufe a legna o a pellet.
Il vantaggio principale è proprio l'autonomia di regolare l'impianto a proprio piacimento e di accenderlo e spegnerlo quando necessario. Una famiglia con il riscaldamento autonomo consuma mediamente oltre 1.000 metri cubi all'anno di gas. Va sottolineato che il consumo e la relativa bolletta dipendono da molti fattori: la grandezza della casa, le sue caratteristiche di isolamento ed esposizione, la presenza più o meno assidua degli abitanti e la zona climatica. Scopri come risparmiare sul riscaldamento diminuendo il consumo.
L'impianto di riscaldamento centralizzato
Nell'impianto centralizzato la caldaia è più grande ed è collegata alle abitazioni con un sistema di tubazioni che porta l'acqua dalla centrale termica fino all'interno di ogni casa. Il vantaggio è che il rendimento, ossia l'efficienza energetica di una caldaia grande è superiore: questo comporta un consumo inferiore di gas metano.
Inoltre il centralizzato richiede una potenza termica massima inferiore: la potenza della caldaia grande non è pari alla somma delle singole caldaiette, perché queste vengono sovradimensionate. In questa situazione l'inconveniente è che la decisione sulle ore di accensione dipende dalla scelta comune stabilita in assemblea condominiale. Questo problema è parzialmente risolto con l'installazione delle valvole termostatiche.
Con il centralizzato il responsabile dell'impianto è, dove presente, l'amministratore del condominio: sarà lui a gestire tutte le operazioni di manutenzione e controllo fumi per il rilascio del bollino blu.
Vantaggi e svantaggi a confronto
Per orientarti nella scelta abbiamo riassunto i principali pro e contro dei due sistemi nella tabella che segue.
| Impianto autonomo | Impianto centralizzato |
|---|---|
|
|
L'impianto centralizzato ha l'obbligo delle valvole
Dal 2017 negli impianti di riscaldamento centralizzati sono diventate obbligatorie le valvole termostatiche e i ripartitori di calore. La valvola termostatica viene installata su ciascun termosifone e consente di modulare il calore nelle varie stanze della casa.
In questo modo ciascun condomino regola il calore stanza per stanza e soprattutto paga la spesa del gas in base alla propria quota dei consumi registrata dai ripartitori. Per cercare di diminuire la bolletta del gas metano puoi anche scegliere una tariffa gas migliore.
Cosa succede se non pago il riscaldamento condominiale?
Il primo dubbio che si ha, quando si parla di riscaldamento condominiale, è se per le proprie tasche convenga di più il riscaldamento autonomo o centralizzato. Fino a qualche anno fa era molto più comune trovare nelle abitazioni impianti autonomi, in modo che ogni famiglia pagasse esclusivamente quello che consumava per il riscaldamento.
La legislazione europea e quella italiana stanno però puntando fortemente sul riscaldamento centralizzato, poiché permette una maggiore efficienza energetica, forti risparmi sui costi e una riduzione delle emissioni di CO2 nell'ambiente. Proprio per questo motivo, nelle palazzine di nuova costruzione gli impianti di riscaldamento sono quasi tutti centralizzati.
Il riscaldamento centralizzato è di norma più conveniente rispetto all'autonomo, anche se in alcuni casi può essere necessario chiedere un distacco:
- quando vengono accorpate o divise delle unità immobiliari e il centralizzato non si adatta più alla nuova struttura dell'immobile;
- quando si ristruttura l'abitazione e si sceglie di installare pannelli radianti a pavimento;
- quando l'assemblea di condominio decide di abolire questo tipo di riscaldamento perché ritenuto poco adatto alle esigenze dei condomini.
In linea generale per un condominio è quasi sempre più conveniente avere un riscaldamento centralizzato rispetto a quello autonomo: costa meno l'installazione complessiva ed è un sistema più potente.
Cosa rischia il condomino moroso? Se non hai pagato la tua quota per il riscaldamento di condominio, potresti incorrere in problemi seri. L'articolo 63, 3° comma delle disposizioni di attuazione del codice civile permette infatti all'amministratore di condominio di sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni.
Va aggiunto che la morosità di alcuni potrebbe sfociare addirittura nell'inadempimento del condominio verso l'ente erogatore, legittimando così la sospensione della fornitura all'intero edificio, anche se gli altri condomini hanno i pagamenti in regola.
La giurisprudenza è divisa sull'interpretazione della norma, facendo emergere posizioni diverse:
- tra i favorevoli alla sospensione si afferma che l'amministratore può procedere direttamente in via di autotutela, senza il preventivo intervento del giudice, a condizione che si operi solamente sulle parti comuni e non sulla proprietà esclusiva del moroso;
- altri giudici puntano sull'irrilevanza dell'interesse economico del condominio rispetto al bene salute, limitando l'efficacia della norma ai soli servizi comuni non essenziali, cioè non attinenti ai diritti primari costituzionalmente tutelati (tra cui il riscaldamento condominiale).
L'applicazione dell'art. 63 è quindi tutt'altro che agevole. L'unico percorso sicuro per l'amministratore è farsi sempre autorizzare dal giudice, anche per l'intervento sulle sole parti comuni. È difficile, perciò, che gli amministratori prendano l'iniziativa di chiedere al giudice la sospensione del servizio per l'inquilino moroso senza un mandato esplicito dell'assemblea.
Come staccarsi dall'impianto condominiale?
Dal 2013 non è più necessaria l'approvazione dell'assemblea di condominio per staccarsi dall'impianto centralizzato, anche se devono comunque essere avvisati tutti i condomini. Il distacco è possibile solo nel caso in cui non provochi squilibri di funzionamento o spese notevoli per il condominio.
Che cosa fare a questo punto? Prima di tutto è fondamentale chiamare un tecnico abilitato che faccia un sopralluogo all'impianto e decida se effettivamente il distacco è possibile. Se la procedura viene approvata si potrà proseguire: va ricordato però che il condomino che decide di staccarsi dall'impianto dovrà adottare i sistemi di contabilizzazione del calore e dotare il proprio appartamento di una canna fumaria a norma di legge.
Quando viene acceso il riscaldamento centralizzato nelle varie zone d'Italia
In alcune zone d'Italia il freddo arriva prima che in altre e la stagione invernale è più lunga. La normativa impone dei limiti per l'accensione degli impianti centralizzati: ecco il periodo e l'orario massimo previsti dalla legge nelle città d'Italia.
Le zone climatiche in Italia
Il nostro territorio è suddiviso in diverse zone climatiche in base al clima medio stagionale. Per stabilire le varie zone sono stati calcolati per ogni città i gradi giorno (GG), che rappresentano un indice del clima: più sono elevati, più farà freddo in quel comune.
Le zone climatiche in Italia sono sei, distinte dalle prime lettere dell'alfabeto: A, B, C, D, E e F. Nella zona A, la più calda con GG inferiori a 600, rientrano solo Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle.
Cosa stabilisce la normativa sull'accensione del riscaldamento centralizzato
La legge n. 10 del 1991, sull'uso razionale dell'energia e il risparmio energetico, è la norma che impone i limiti per l'accensione dell'impianto di riscaldamento centralizzato. L'obiettivo è contenere i consumi di energia nel territorio in base alla temperatura media dell'anno. Per ciascuna zona climatica viene stabilito:
- il periodo di accensione durante la stagione invernale;
- il numero massimo di ore al giorno in cui l'impianto può funzionare.
In generale il riscaldamento condominiale viene acceso sempre dopo le 5 di mattina e spento entro le ore 23. L'accensione della caldaia può essere continuativa durante il giorno, ad esempio dalle 8 alle 22, oppure frazionata in due fasce orarie, come dalle 5 alle 10 e dalle 16 alle 23. I comuni possono comunque stabilire deroghe a questi limiti, qualora ci sia un'esigenza particolare, ad esempio con un autunno o un inverno più freddi del solito.
Periodo e orario di accensione per zona climatica
Ecco il periodo e l'orario massimo per l'accensione dell'impianto di riscaldamento centralizzato nelle varie città d'Italia, suddivisi per zona climatica:
| Zona | Periodo | Ore/giorno | Città principali |
|---|---|---|---|
| A | 1 dicembre - 15 marzo | 6 ore | Lampedusa, Linosa, Porto Empedocle. |
| B | 1 dicembre - 31 marzo | 8 ore | Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa, Trapani. |
| C | 15 novembre - 31 marzo | 10 ore | Imperia, Latina, Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari, Taranto. |
| D | 1 novembre - 15 aprile | 12 ore | Genova, La Spezia, Savona, Forlì, Ancona, Ascoli Piceno, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Pesaro, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Siena, Terni, Viterbo, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Foggia, Isernia, Matera, Nuoro, Pescara, Teramo, Vibo Valentia. |
| E | 15 ottobre - 15 aprile | 14 ore | Alessandria, Aosta, Asti, Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bologna, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Modena, Parma, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Arezzo, Perugia, Frosinone, Rieti, Campobasso, Enna, L'Aquila, Potenza. |
| F | Nessuna limitazione | Libero | Cuneo, Belluno, Trento. |
Nella zona climatica F, la più fredda, non ci sono limitazioni né per il periodo né per l'orario di accensione. Ricadono in questa zona le province di Cuneo, Belluno e Trento.
Consigli per evitare gli sprechi e risparmiare sul riscaldamento
Ecco alcuni semplici consigli di comportamento per evitare gli sprechi e risparmiare sulla bolletta del gas:
- eliminare l'aria dai termosifoni, perché le bolle d'aria riducono l'efficienza del sistema;
- effettuare una regolare manutenzione della caldaia;
- chiudere le finestre con il riscaldamento in funzione;
- non coprire i termosifoni con rivestimenti, mobili o tende;
- per chi ha l'impianto centralizzato, chiudere le valvole termostatiche nelle stanze non utilizzate;
- per chi ha l'impianto autonomo, regolare la temperatura intorno ai 20°C;
- per chi ha l'impianto autonomo, programmare l'accensione e lo spegnimento della caldaia in base alle esigenze familiari.
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