L'Energia Nucleare Conviene? Cos'è, Pro e Contro e IV Generazione in Italia

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Energia Nucleare Italia.
Vantaggi e svantaggi del nucleare, le strategie dell'Italia e la IV generazione di impianti.

Per definizione, l’energia nucleare scaturisce dalle reazioni di fissione e fusione nucleare, ossia dal decadimento radioattivo. Questi fenomeni portano a produrre energia elettrica che, secondo gli ultimi sviluppi politici, potrebbe considerarsi pulita. Dopo un dibattito lungo anni (e svariati referendum), ci si chiede ancora se convenga introdurre l’energia atomica in Italia: vediamo allora quali sono pro e contro alla luce delle ultime innovazioni tecnologiche.


Il tema dell’energia nucleare in Italia è sempre particolarmente delicato. Iniziamo a parlarne delineando subito pro e contro di questa tecnologia:

Quali sono vantaggi e svantaggi della produzione elettrica da nucleare?
Pro Nucleare Contro Nucleare
Emissioni CO2 particolarmente basse Gestione delle scorie nucleari
Riduce la dipendenza da petrolio e gas Conseguenze anche gravi in caso di incidenti
Consente di produrre elevate quantità di energia Difficile localizzazione delle centrali
Produzione di energia a basso costo Costi di realizzazione iniziali molto elevati
Ricadute positive sull'occupazione Obiettivi sensibili per attacchi terroristici
Ciclo di vita per singolo impianto molto lungo Produzione di sola energia elettrica
Stabilità politica maggiore Non è una fonte rinnovabile

Definizione di energia nucleare

Dare una definizione di energia nucleare senza scendere troppo nei dettagli è impresa piuttosto complessa. Volendo mantenere il discorso su un piano il più possibile comprensibile, è possibile riportare la definizione dell'enciclopedia Treccani, piuttosto esauriente:

Energia liberata durante le trasformazioni di nuclei atomici. Tali trasformazioni si hanno principalmente attraverso processi di fissione (su cui si fonda la tecnologia per la produzione di energia nucleare, nonché la bomba atomica) o di fusione (alla base dell’energia prodotta dalle stelle e della bomba a idrogeno.

Treccani.it - enciclopedia online

L'energia nucleare è presente naturalmente nell'universo, è pertanto è definibile una fonte primaria, al pari delle energie rinnovabili e delle fonti fossili. La sua scoperta è dovuta al lavoro effettuato da Henri Becquerel e Marie Curie, che nel 1896 arrivarono ad approfondire le dinamiche del decadimento radioattivo.

Da allora, l'energia nucleare è entrata di diritto nella storia dell'umanità. Con i tristi fatti della Seconda Guerra Mondiale, e le due bombe atomiche lanciate dagli Stati Uniti sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Ma anche con le scoperte tecnologiche che hanno permesso di sfruttare fissione e fusione per scopi pacifici.

Ancora oggi, l'energia nucleare non manca di suscitare dibattiti, con opinioni contrastanti che di volta in volta ne sottolineano i pro e i contro. Cerchiamo allora di capire di più delle ragioni a favore e a sfavore.

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Energia Nucleare Pro e Contro: vantaggi e svantaggi di questa tecnologia

Quando ci si approccia al tema dell’energia atomica, le prime domande che vengono in mente sono:

  • Quanto è pericolosa l’energia nucleare?
  • Quali sono gli svantaggi del nucleare?
  • Perché il nucleare è pericoloso?

L’argomento, quindi, viene approcciato da una angolazione soprattutto negativa. Ma non deve essere per forza così. L’energia nucleare, infatti, ha numerose ripercussioni favorevoli per la nazione che sceglie di avvantaggiarsene. Iniziamo allora analizzando in profondità i lati positivi.

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I vantaggi dell’energia nucleare

Ecco i maggiori vantaggi scaturiti dall’utilizzo di energia nucleare da parte di una nazione come l’Italia:

  • Emissioni CO2 particolarmente basse: la produzione di gas serra legata all’energia atomica è praticamente nulla, e ciò riduce di molto l’impatto ambientale nel breve termine di questi impianti;
  • Riduce la dipendenza da petrolio e gas: una volta ottenuta una fonte stabile di energia tramite le centrali nucleari, la dipendenza da altre fonti provenienti dall’estero come petrolio e gas (molto instabili per motivi geopolitici) diminuisce;
  • Consente di produrre elevate quantità di energia: una singola centrale nucleare può soddisfare il fabbisogno di una o più città di dimensioni medie. Con una quantità modesta di uranio si può alimentare un impianto da 1 GW, corrispondente al fabbisogno di circa mezzo milione di persone. Qualcosa che le energie rinnovabili “classiche”, come eolico e solare, non possono fare;
  • Produzione di energia a basso costo: la spesa per la produzione di energia è molto bassa – specie se paragonata a quella delle centrali a combustibile. Questo perché una piccola quantità di uranio sprigiona grandi livelli di energia. Ciò significa anche che il mantenimento di un impianto nucleare è decisamente economico;
  • Ricadute positive sull'occupazione: per funzionare al meglio, una centrale nucleare di dimensioni medie necessita almeno di 500 persone. In linea di massima, la forza lavoro necessaria è di 10 volte superiore rispetto a quelle di una centrale a gas, e cinque volte superiore di una a carbone;
  • Ciclo di vita per singolo impianto molto lungo: una centrale nucleare può lavorare anche per oltre 50 anni, e ciò consente di ammortizzare gli alti costi iniziali;
  • Stabilità politica superiore: se una nazione riesce a costruire un buon numero di centrali nucleari, avrà a disposizione una fonte di energia elettrica certa e sostenibile. Diminuirà perciò la dipendenza dai fornitori esteri, con una rinnovata posizione di forza nei contesti internazionali.
Un particolare della centrale nucleare di Ostrovets in Bielorussia.
La centrale nucleare di Ostrovets in Bielorussia.

Gli svantaggi dell’energia atomica

Accanto a tanti, evidenti vantaggi, l’energia nucleare pone anche altrettanti innegabili interrogativi. Ecco i maggiori:

  • Gestione delle scorie nucleari: il processo di fissione nucleare produce rifiuti radioattivi che devono essere lavorati e poi stoccati in depositi di massima sicurezza per un gran numero di anni. Deve trattarsi di un terreno stabile, lontano da centri abitati, e rispondente a numerosi parametri di sicurezza;
  • Conseguenze anche gravi in caso di incidenti: se ancora oggi parliamo dell'impatto dell’incidente avvenuto nella centrale di Chernobyl nel 1986, vuol dire che le conseguenze degli incidenti in una centrale nucleare possono essere gravi, durature e potenzialmente in grado di cambiare le prospettive geopolitiche di una nazione;
  • Difficile localizzazione delle centrali: proprio a causa della diffidenza generalizzata verso le centrali elettriche, non è facile individuare luoghi nei quali è possibile costruirne di nuove; L’opposizione delle comunità locali è sempre molto agguerrita, e ciò vale anche per i siti di stoccaggio di materiale radioattivo;
  • Costi di realizzazione iniziali molto elevati: una volta avviata la produzione, una centrale elettrica non presenta grandi costi operativi. Nelle fasi iniziali, però, la tecnologia a energia atomica è capital intensive, cioè necessita di grandi investimenti. Non solo in termici pratici, di costruzione di impianti, ma anche per la formazione di personale;
  • Obiettivi sensibili per attacchi terroristici: una centrale nucleare rappresenta evidentemente un obiettivo sensibile per attacchi terroristici o simili. Pertanto, attorno al perimetro dell’impianto deve estendersi un cordone di sicurezza molto più elevato rispetto a quello delle normali centrali a combustibile;
  • Produzione di sola energia elettrica: con gli impianti nucleari (almeno quelli di vecchia generazione) si può produrre solo elettricità, non certo gas. Con l’energia atomica si risolvono molti problemi di approvvigionamento, ma non tutti (almeno fino a quando l’elettrificazione su larga scala non avrà preso il sopravvento);
  • Non è una fonte rinnovabile: potrà anche essere considerata pulita, ma l’energia atomica di certo non è una fonte rinnovabile. I combustibili utilizzati nel processo di produzione – come plutonio e uranio – sono presenti in quantità abbondanti ma finite. E come il petrolio, vanno comunque prima estratti. In questo senso, le energie rinnovabili classiche – come eolico e solare – appaiono più sostenibili.

Energia Nucleare in Italia: lo scenario dopo i referendum

Il rapporto tra energia nucleare e Italia è sempre stato piuttosto travagliato. Va detto che, in ogni caso, c’è stato un periodo relativamente lungo (1963-1990) nel quale il nostro paese è stato coinvolto nella produzione di energia atomica con cinque centrali, situate per la precisione a:

  • Trino (Piemonte);
  • Caorso (Piemonte);
  • Montalto di Castro (Lazio);
  • Latina (Lazio);
  • Sessa Aurunca (Campania).

Questi impianti sono stati chiusi per raggiunti limiti di età, ma anche per effetto dei referendum del 1987. In Italia, infatti, sono state diverse le consultazioni popolari sul tema dell’energia atomica, effettuate però sull’onda di due avvenimenti ben precisi che hanno senza dubbio influenzato la scelta dei cittadini:

  • Referendum del 1987: a seguito dell’incidente di Chernobyl, l’Italia ha indetto tre referendum sul nucleare, con l’80% dei cittadini che si è espressa sostanzialmente contro la tecnologia atomica;
  • Referendum del 2011: nella seconda metà degli anni ’00 del nuovo millennio la discussione sulla reintroduzione del nucleare era particolarmente accesa. Si arrivò così a un nuovo referendum, svoltosi tra il 12 e il 13 giugno 2011. Una consultazione popolare che, anche stavolta, seguiva un triste evento legato alle centrali nucleari, ovvero l’incidente all’impianto di Fukushima Daiichi dell'11 marzo 2011. Anche in questo caso, l’esito della consultazione andò contro il nucleare.

A circa 10 anni di distanza dall’ultimo referendum, sono in molti a chiedere quantomeno la riapertura del dibattito sul nucleare, soprattutto a causa dell’aumento spropositato dei costi per energia elettrica e gas. Poter contare su una fonte come quella atomica porterebbe sicuramente a una maggiore stabilità. Anche perché le innovazioni tecnologhe, negli ultimi tempi, sono evidenti, tant’è che sono in molti a parlare di una IV Generazione di energia nucleare. Tra i primi a farlo è stato Roberto Cingolani, ministro della transizione ecologica, che a dicembre 2021 spiegava:

Noi abbiamo votato dei referendum che hanno escluso il nucleare. Era il nucleare di prima generazione, non quello di cui si parla adesso […] La mia posizione di tecnico è che non farei le centrali di prima e seconda generazione, che sono complesse e hanno problemi con le scorie radioattive. Sono sicuro che vadano studiati i piccoli reattori modulari di quarta generazione, che sono in pratica motori di navi nucleari, sono piccoli e più sicuri.

Roberto CingolaniOpen.online – articolo “Cingolani agli studenti: «Il nucleare è il futuro. Le nuove centrali saranno la soluzione a tutti i problemi»”

Questa presunta quarta generazione, quindi, potrebbe essere la chiave di svolta per il nucleare in Italia. Ma di cosa si tratta per la precisione?

Definizione di energia nucleare di IV Generazione: cos’è?

I reattori nucleari di IV Generazione rientrano in realtà in sei tipologie di progetti per reattori nucleari a fissione. La loro progettazione, lunga ormai un decennio, non si è ancora concretizzata. Difatti, l’idea stessa di nuova generazione è piuttosto vaga. A confermarlo è anche Umberto Minopoli, presidente dell'Associazione italiana nucleare (Ain), che ha dichiarato:

La scansione in generazioni è riferita alle caratteristiche tecnologiche dei reattori e al periodo di costruzione delle centrali: le prime a essere edificate, che ormai non esistono quasi più, sono quelle di prima generazione; le centrali costruite tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, la maggior parte, sono di seconda generazione; quelle costruite negli anni Novanta, come l'Epr in Francia o gli AP1000 negli Stati Uniti, si classificano nella terza generazione. Gli obiettivi progettuali dei reattori di nuova generazione necessitano di molto, troppo tempo per essere realizzati. Un tempo certamente superiore a quello della transizione ecologica.

Umberto MinopoliWired.it – articolo “Cos'è questa storia del nucleare di quarta generazione”

Pertanto, sembra che non sarà la quarta generazione di nucleare a rappresentare la chiave di svolta immediata per la produzione di energia pulita nucleare. Ciò non significa che non esistono alternative. Ad esempio i reattori modulari, il cui funzionamento viene spiegato sempre da Minopoli:

Oggi la prospettiva più interessante è quella di ridimensionare le centrali energetiche, servendosi dei cosiddetti 'reattori avanzati', oppure 'piccoli reattori modulari'. Si tratta di reattori di dimensione molto piccola, in grado di produrre una potenza che va da 5 a 300 megawatt circa, e i cui tempi e costi di realizzazione sono molto più brevi. Questi reattori, tra l'altro, sono fruibili anche per usi non elettrici - come per esempio la produzione di idrogeno o la produzione di calore.

Umberto MinopoliWired.it – articolo “Cos'è questa storia del nucleare di quarta generazione”

Parlare di una tecnologia è un conto, implementarla su larga scala è un altro discorso. E da questo punto di vista, il ricorso ai reattori modulari mostra il fianco a problematiche di vario tipo. Certo è, però, che la strada per un nucleare diverso sembra essere tracciata.

L’energia nucleare metterebbe fine alla nostra crisi energetica?

Il grande rialzo dei prezzi di gas e luce è sotto gli occhi di tutti. Tant’è che il Governo Draghi è stato costretto a un terzo Decreto Sostegni, dedicato quasi esclusivamente agli aiuti alle imprese messe in ginocchio dai costi troppo elevati per l’elettricità e il metano. Difatti, al momento attuale le forniture di gas per l’Italia dipendono quasi interamente dalla Russia, mentre la Francia è in una posizione di vantaggio sul fronte energetico grazie alla diffusione capillare delle sue 58 centrali nucleari (il numero più alto in Europa).

Delle 58 centrali nucleari in Francia, quante sono attive? A inizio 2020, le centrali atomiche francesi ferme per manutenzione erano circa 20, come spiegato nel nostro articolo: “In Francia stop per altre 5 centrali nucleari. Sale prezzo luce in Italia”. Si tratta di un numero che ci riguarda da vicino. La chiusura delle centrali in Francia porta a un aumento del costo dell’energia elettrica anche in Italia, legata a doppio filo agli impianti transalpini per quanto riguarda l’approvvigionamento.

Da qui all’energia atomica il ragionamento corre veloce, e il dubbio emerge in tutta la sua semplicità: se avessimo il nucleare, le cose andrebbero meglio? A guardare l’impatto degli aumenti in Francia nel periodo ottobre – dicembre 2021, la risposta sembrerebbe semplice:

Il caro bolletta analizzato da Selectra in Italia ed Europa.
L'analisi di Selectra sugli impiatti del caro bolletta in Italia ed Europa nel periodo ottobre - dicembre 2021.

Se in Italia il prezzo della bolletta dell’energia è schizzato su del 43%, ecco che i nostri cugini d’oltralpe hanno registrato solo un 4% in più. Un dato, però, dovuto anche a scelte politiche precise del governo Macron, che non hanno mancato di suscitare dibatti interni al paese (oltre che un contraccolpo finanziario per EDF, il principale operatore energetico transalpino).

È quindi difficile dare una risposta semplice a un problema così complesso. Certo è che, almeno dal punto di vista politico, sembra che la spinta verso il nucleare sia decisa. Nella bozza della tassonomia dell'Unione europea, documento che va a identificare i criteri di sostenibilità per gli investimenti, era stata inserita proprio l’energia nucleare. Che difatti veniva considerata una fonte di energia verde, al pari di eolico e solare.

Pochi giorni dopo, però, il pronunciamento del gruppo permanente di esperti della Commissione UE ha sottolineato la non remuneratività dagli investimenti del nucleare, evidenziando anche tutte le problematiche relative a scorie, rifiuti e smaltimento.

Insomma, alla luce degli ultimi sviluppi tecnologici, il nucleare potrebbe configurarsi come una possibile risposta, ma non come l’unico orizzonte a cui guardare.

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