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Cos'è l'energia reattiva in bolletta e quali sono le penali?

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Hai trovato in bolletta un corrispettivo per l'energia reattiva? Ecco cos'è l'energia reattiva, quando e per quali utenze viene addebitata in bolletta e come fare per non incorrere nel pagamento di questo costo aggiuntivo nella spesa della luce.

L'energia reattiva è un'energia che viene assorbita da alcune apparecchiature elettriche come motori e trasformatori, senza che venga effettivamente utilizzata. Il suo consumo eccessivo porta all'addebito di una penale in bolletta e per questo motivo per le aziende è un parametro da tenere sottocontrollo per evitare di pagare tale penale.
Ogni anno l'Autorità può cambiare gli importi stabiliti e la soglia massima al di sopra della quale scatta l'addebito nella bolletta dell'energia elettrica. Ecco quali sono le novità e le penali per l'anno 2019 e come fare per il calcolo dell'energia reattiva.

Le penali per l'energia reattiva non coinvolgono i clienti domestici poiché viene addebitata solo a utenze che hanno una potenza impegnata elevata, superiore a 16,5 kW.

Le abitazioni ad uso domestico infatti hanno una potenza standard di 3 kW e non arrivano mai a 16 kW e quindi sono escluse dal calcolo dell'energia reattiva in bolletta.


Che cos’è l’energia attiva e reattiva?

L'energia reattiva è un'energia che viene assorbita dalle macchine elettriche ma che non viene effettivamente impiegata per produrre lavoro utile (calore, forza, movimento). Questa energia è collegata al campo elettromagnetico necessario alla macchina per poter funzionare.
Per comprendere meglio possiamo immaginare che l'energia reattiva si scambia continuamente tra il carico e il generatore, scorrendo avanti e indietro sulla rete ma senza essere realmente consumata.

Differenza tra l'energia attiva e reattiva L'energia reattiva si misura in kvarh a differenza dell'energia attiva espressa in kWh.
Il var in elettrotecnica rappresenta il voltampere reattivo, ossia l'unità di misura della potenza reattiva. Dimensionalmente il var è omogeneo al voltampere e al watt (J/s), differenziandosi da questi per sottolineare che non ha senso sommare queste grandezze: potenza reattiva (var), attiva (W) e apparente (VA).

Perché si paga l'energia reattiva in bolletta?

L'energia reattiva, come abbiamo detto, non viene consumata dal cliente finale, ma allora perché si deve pagare una penale per questa energia non utilizzata?
Il punto è che, anche se non consumata, questa energia viene comunque trasportata sulla rete nazionale producendo delle perdite sulle linee di distribuzione. 

Il costo del trasporto dell'energia elettrica è maggiore se l'energia reattiva assorbita è elevata.

L'energia reattiva è legata allo sfasamento tra la tensione e la corrente elettrica che teoricamente dovrebbe essere minimo. Questa energia reattiva è necessaria per il funzionamento stesso dei motori e non può mai essere eliminata completamente, tuttavia si può limitare con degli accorgimenti. L'operazione che si attua per ridurre l'energia reattiva si chiama appunto rifasamento.

Un impianto che assorbe molta energia reattiva richiede più corrente di quanta ne richiederebbe se fosse correttamente rifasato. Per questo motivo l'energia reattiva produce un danno economico e quindi è indesiderata dal distributore.

Le Penali per l’Energia Reattiva - 2019

Come ridurre l'energia reattiva?

L'Autorità per l'energia e il gas aggiorna regolarmente i corrispettivi che si pagano per l'energia reattiva. La tariffa delle penali varia in base alla percentuale di energia reattiva rispetto all'energia attiva, rilevata nelle fasce F1 e F2 in maniera separata.
Dal 2016 la sanzione è diminuita, tuttavia anche la soglia massima oltre la quale vengono addebitate tali penali è inferiore rispetto a prima. Prima di tale data, per un consumo di energia reattiva inferiore al 50% dell'energia attiva, il cliente non pagava alcuna penale. Dal 2016 la soglia ad di sopra della quale si incorre al pagamento è scesa al 33% e la tariffa aumenta quando l'energia reattiva supera il 75% dell'attiva.

Ricordiamo che le penali per l'energia reattiva vengono addebitate solamente agli utenti con potenza superiore a 16,5 kW (utenze con contatore trifase). Rispetto al 2018 il corrispettivo per l'energia reattiva è aumentato:

Le tariffe delle penali per l’energia reattiva - 2019
Tipologia connessione Energia reattiva tra il 33% e il 75% dell'energia attiva
c€/kvarh
Energia reattiva eccedente il 75% dell'energia attiva
c€/kvarh
Utenza in bassa tensione 0,744 0,96
Utenza in media tensione  0,253 0,328

Fonte: dati ARERA - 2019

Come fare il calcolo dell'energia reattiva?

Quando la potenza impegnata è elevata il contatore elettronico trifase è in grado di misurare il consumo sia dell'energia reattiva che di quella attiva. Il display dei moderni contatori elettronici consente la visualizzazione di entrambi i valori, suddivisi in genere nelle fasce orarie.
Nella maggior parte dei modelli di contatori installati l'energia reattiva viene indicata con la sigla R e misurata in kvarh, a differenza dell'attiva visualizzata con la letttera A:

  • R1 energia reattiva misurata nella fascia oraria F1;
  • R2 nella fascia F2;
  • R3 nella fascia F3.

Rifasamento: Energia Reattiva e fattore di potenza

Dal punto di vista tecnico, lo sfasamento è indicato con il fattore di potenza, anche chiamato cos φ. In condizioni ottimali il fattore dovrebbe tendere a uno, che corrisponde al valore massimo rilevato quando corrente e tensione risultano in fase.
Il prelievo di energia reattiva pari al 33% dell'attiva corrisponde a un cos φ di 0,95. Se il fattore di potenza è inferiore a questo valore, si paga la penale per ogni kvarh prelevato in più rispetto al limite imposto. Se l'energia reattiva è pari al 75% dell'attiva, il cos φ è minore di 0,8 e la penale applicata risulta maggiore.

Il calcolo del fattore di potenza è fondamentale per poter rifasare l'impianto elettrico e risparmiare in bolletta. Con il rifasamento quindi si tende ad avere un fattore di potenza più alto possibile.

Energia reattiva, come eliminarla?

Per diminuire l'energia reattiva assorbita dell'impianto, lo sfasamento tra la tensione e la corrente elettrica deve essere il minimo possibile. Questo corrisponde ad avere un fattore di potenza più elevato possibile.
Per questo motivo l'operazione necessaria per diminuire il consumo di energia reattiva è chiamata rifasamento. L'intervento necessita di precisi calcoli tecnici e deve essere progettato da un elettricista esperto per evitare spiacevoli incovenienti.

Il rifasamento dell'impianto per diminuire l'energia reattiva

Questo metodo consiste nel collegare dei condensatori di rifasamento in parallelo ai carichi. I condensatori funzionano come generatori di potenza reattiva e forniscono l'energia reattiva necessaria che così non viene prelevata dalla rete elettrica. In questo modo si riduce l'intensità di corrente circolante e lo sfasamento tra tensione e corrente.
Con un impianto correttamente rifasato pagherai in bolletta solo l'energia che effettivamente utilizzi.
Il rifasamento inoltre comporta anche molti altri benefici: diminuzione delle perdite di energia per riscaldamento dei cavi, maggiore potenzialità dell'impianto e un minore riscaldamento del trasformatore.

Oltre a rifasare l'impianto puoi risparmiare in bolletta anche trovando un'offerta luce più conveniente rispetto a quanto stai pagando attualmente. Ecco alcune tariffe luce selezionate tra i principali fornitori del mercato libero:

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