L'energia reattiva è un'energia che viene assorbita da alcune apparecchiature elettriche come motori e trasformatori, senza che venga effettivamente utilizzata. Il suo consumo eccessivo porta all'addebito di una penale in bolletta e per questo motivo, per le aziende, è un parametro da tenere sotto controllo per evitare di pagare tale corrispettivo.
Dal 1° aprile 2023 ARERA ha riformato il sistema dei corrispettivi con la delibera 712/2022/R/eel, ancora in vigore nel 2026: la struttura delle soglie (33% e 75%) resta invariata, mentre i corrispettivi unitari sono stati rivisti al rialzo di oltre il 60% rispetto al 2022.

Le penali per l'energia reattiva non coinvolgono i clienti domestici: si applicano solo alle utenze non domestiche in bassa o media tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kW. Le abitazioni ad uso domestico hanno una potenza standard di 3 kW e non rientrano mai in questo perimetro.

Le penali per l'energia reattiva nel 2026

L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) aggiorna periodicamente i corrispettivi che si pagano per l'energia reattiva. La tariffa varia in base alla percentuale di energia reattiva rispetto all'energia attiva, rilevata nelle fasce F1 e F2 in maniera congiunta.

Con la delibera 712/2022/R/eel di dicembre 2022, in vigore dal 1° aprile 2023 e tuttora applicata nel 2026, ARERA ha definito il quadro tariffario attuale: i corrispettivi sono saliti di oltre il 60% rispetto al 2022 e per la prima volta viene considerata anche l'energia reattiva immessa in rete (componenti capacitive o induttive).

Corrispettivi ARERA per l'energia reattiva, in vigore nel 2026 (delibera 712/2022/R/eel)
Tipologia connessione Reattiva tra 33% e 75% dell'attiva
c€/kvarh (F1+F2)
Reattiva oltre il 75% dell'attiva
c€/kvarh (F1+F2)
Utenza in bassa tensione (>16,5 kW) 1,274 1,689
Utenza in media tensione 0,456 0,606

Fonte: ARERA, delibera 712/2022/R/eel, applicata dal 1° aprile 2023 e confermata per il 2026.

Nella fascia F3 (ore notturne, festive e weekend) il corrispettivo per il prelievo di energia reattiva è pari a zero: non si paga alcuna penale per la reattiva consumata in queste ore. Resta invece previsto un corrispettivo di 0,606 c€/kvarh per la sola energia reattiva immessa in rete in F3, sia in bassa che in media tensione.

Il costo del trasporto dell'energia elettrica è tanto più elevato quanto è alta la quota di energia reattiva assorbita: un impianto non rifasato comporta perdite sulla rete e penali in bolletta.

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Che cos'è l'energia attiva e reattiva?

L'energia reattiva è un'energia che viene assorbita dalle macchine elettriche ma che non viene effettivamente impiegata per produrre lavoro utile (calore, forza, movimento). Questa energia è collegata al campo elettromagnetico necessario alla macchina per poter funzionare.
Per comprendere meglio possiamo immaginare che l'energia reattiva si scambia continuamente tra il carico e il generatore, scorrendo avanti e indietro sulla rete ma senza essere realmente consumata.

Differenza tra energia attiva e reattiva

L'energia reattiva si misura in kvarh a differenza dell'energia attiva, espressa in kWh. Il var rappresenta il voltampere reattivo, ossia l'unità di misura della potenza reattiva. Dimensionalmente il var è omogeneo al voltampere e al watt (J/s), ma per convenzione si distinguono le tre grandezze, potenza reattiva (var), attiva (W) e apparente (VA), perché non ha senso sommarle direttamente.

Perché si paga l'energia reattiva in bolletta?

L'energia reattiva, come abbiamo detto, non viene consumata dal cliente finale, ma allora perché si deve pagare una penale per questa energia non utilizzata?
Il punto è che, anche se non consumata, questa energia viene comunque trasportata sulla rete nazionale producendo perdite sulle linee di distribuzione.

L'energia reattiva è legata allo sfasamento tra la tensione e la corrente elettrica, che teoricamente dovrebbe essere minimo. Questa componente è necessaria per il funzionamento stesso dei motori e non può mai essere eliminata completamente, tuttavia si può limitare con degli accorgimenti. L'operazione che si attua per ridurre l'energia reattiva si chiama rifasamento.

Un impianto che assorbe molta energia reattiva richiede più corrente di quanta ne richiederebbe se fosse correttamente rifasato. Per questo motivo l'energia reattiva produce un danno economico al sistema elettrico ed è quindi scoraggiata dal distributore tramite la struttura di corrispettivi vista sopra.

Come fare il calcolo dell'energia reattiva?

Quando la potenza impegnata è elevata il contatore elettronico trifase è in grado di misurare il consumo sia dell'energia reattiva che di quella attiva. Il display dei moderni contatori elettronici consente la visualizzazione di entrambi i valori, suddivisi in genere nelle fasce orarie.
Nella maggior parte dei modelli installati l'energia reattiva viene indicata con la sigla R e misurata in kvarh, a differenza dell'attiva visualizzata con la lettera A:

  • R1 energia reattiva misurata nella fascia oraria F1;
  • R2 nella fascia F2;
  • R3 nella fascia F3.

Rifasamento: energia reattiva e fattore di potenza

Dal punto di vista tecnico, lo sfasamento è indicato con il fattore di potenza, anche chiamato cos φ. In condizioni ottimali il fattore dovrebbe tendere a 1, che corrisponde al valore massimo, rilevato quando corrente e tensione risultano in fase.
Un prelievo di energia reattiva pari al 33% dell'attiva corrisponde a un cos φ di 0,95. Se il fattore di potenza scende sotto questa soglia, scattano le penali per ogni kvarh prelevato oltre il limite. Se l'energia reattiva è pari al 75% dell'attiva, il cos φ è inferiore a 0,8 e si applica il corrispettivo più elevato della tabella.

Il calcolo del fattore di potenza è fondamentale per poter rifasare l'impianto elettrico e risparmiare in bolletta. Con il rifasamento si tende ad avere un fattore di potenza più alto possibile, idealmente prossimo a 1.

Energia reattiva, come eliminarla?

Per diminuire l'energia reattiva assorbita dall'impianto, lo sfasamento tra tensione e corrente deve essere il minimo possibile. Questo corrisponde ad avere un fattore di potenza più elevato possibile.
L'operazione necessaria per diminuire il consumo di energia reattiva è chiamata rifasamento. L'intervento necessita di precisi calcoli tecnici e deve essere progettato da un elettricista esperto per evitare spiacevoli inconvenienti.

Il rifasamento dell'impianto per diminuire l'energia reattiva

Il metodo più diffuso consiste nel collegare dei condensatori di rifasamento in parallelo ai carichi. I condensatori funzionano come generatori di potenza reattiva e forniscono l'energia reattiva necessaria, che così non viene prelevata dalla rete elettrica. In questo modo si riduce l'intensità di corrente circolante e lo sfasamento tra tensione e corrente.
Con un impianto correttamente rifasato pagherai in bolletta solo l'energia che effettivamente utilizzi.
Il rifasamento comporta anche molti altri benefici: diminuzione delle perdite di energia per riscaldamento dei cavi, maggiore potenzialità dell'impianto e minore riscaldamento del trasformatore.

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