Quanto sta costando l’indipendenza dal gas russo?

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Pubblicato da Federica Scaramuzzi il 24 gennaio 2023  ||  ⏳ tempo di lettura 2 min.

La possibilità di raggiungere l'obiettivo di azzerare le importazioni di gas russo in Italia è molto concreta. A dare la notizia è Eni, per la precisione il suo CEO, Claudio Descalzi, in occasione della visita della premier Giorgia Meloni al Giardino Mattei in Algeria.

"Aggiorniamo gli accordi annualmente sulle quantità che sono state rispettate: sono stati dati più di 3 miliardi di metri cubi e altri 3 miliardi nel 2023 e poi altri ancora", ha detto l'ad di Eni, parlando delle forniture di gas dall'Algeria, diventato recentemente il primo fornitore di gas per il nostro Paese. "Bisogna pensare che solo 2 anni fa l'Algeria dava all'Italia circa 21 miliardi, adesso ha dato 25, arriveremo a 28 miliardi l'anno prossimo e poi nel 24-25 supereremo ancora - ha aggiunto -. È davvero un partner strategico che sta aiutando molto l'Italia".

Rispondendo alla domanda: "L'Italia può diventare un hub energetico del Mediterraneo?", Descalzi ha sottolineato che "se tutto il gas arriva dal Sud, e c'è un collo di bottiglia tra Campania, Abruzzo e Molise, il concetto di hub è solo potenziale, non è ancora realizzato. C'è un grande potenziale che non è ancora stato espresso". Descalzi ha spiegato che "dal Sud possono arrivare al massimo 126 milioni di metri cubi al giorno, questo è il limite e siamo quasi al limite".

Solo negli ultimi mesi sono stati puntati i riflettori sui rapporti geopolitici in materia esportazione e importazione delle materie prime della Russia. Da qui la formulazione di molti interrogativi che, ad oggi, trovano parziale risposta visto il turbolento panorama mondiale.

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Quali paesi dipendono ancora dal gas russo? 

La Russia è uno dei principali esportatori di gas naturale a livello mondiale e molti paesi dipendono in gran parte dalle sue esportazioni per soddisfare la propria domanda di gas. Ecco alcuni esempi di paesi che dipendono significativamente dalle esportazioni di gas russo:

  • Europa: ad esempio, la Germania, l'Italia, la Polonia e la Repubblica Ceca sono tra i principali importatori di gas russo in Europa. La Bielorussia e in parte l’Ucraina necessitano ancora del gas russo (ad oggi usato anche come arma di controllo);
  • Asia: alcuni paesi asiatici, come la Cina e la Corea del Sud, importano anche grandi quantità di gas russo per soddisfare la loro domanda;
  • Altri paesi: come l'Argentina e l'Egitto, che hanno stretto legami commerciali con la Russia e importano gas russo.

Cosa potrebbe accadere se realmente la Russia non esportasse più gas?

Se la Russia decidesse di non esportare più gas, ci sarebbero molte conseguenze economiche e politiche, sia a livello nazionale sia internazionale. Ecco alcune possibili conseguenze.

  • Peggioramento della crisi energetica: molti paesi, soprattutto in Europa, dipendono dalle esportazioni di gas russo per soddisfare la loro domanda di energia. La fine delle esportazioni di gas russo potrebbe causare una crisi energetica in questi paesi, con possibili blackout e aumenti ancor più notevoli dei prezzi dell'energia.
  • Impatti economici: le esportazioni russe rappresentano una fonte significativa di entrate per la sua stessa l'economia (con possibili recessioni e disoccupazione). 
  • Aumento della domanda di fonti alternative: i paesi importatori potrebbero essere spinti a  cercare fonti alternative di energia, come le fonti rinnovabili, per soddisfare la loro domanda di energia. Tuttavia questo è un processo davvero molto lungo e che porta molti paesi a non considerarla come un’alternativa immediata. 

A quanto ammontano i danni economici alla Russia? 

Dall'inizio dell’invasione russa (avvenuta a febbraio 2022), l'Unione Europea ha adottato otto pacchetti di sanzioni contro la Russia e la Bielorussia. Queste sanzioni mirano a limitare la capacità del governo russo di finanziare la guerra e sono mirate specificamente contro l'élite politica militare ed economica responsabile dell'aggressione.

Le sanzioni imposte non sono volte a colpire la popolazione russa. Per questo motivo, sono esclusi dalle misure restrittive settori come l'alimentazione, l'agricoltura, la sanità e i prodotti farmaceutici.

Le previsioni degli esperti indicano che l'economia russa sta attraversando un importante periodo di difficoltà. Secondo analisi condotte dalla Banca Mondiale, dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, il 2022 si è rivelato un anno negativo per l'economia russa: si prevede che il prodotto interno lordo della Russia abbia registrato un calo compreso tra il 3,4% e il 4,5% a fine del 2022.

Le prospettive per il 2023 non sono migliori, si prevede che l'economia russa continuerà a contrarsi con una diminuzione del PIL tra il 2,3% e il 5,6% su base annua.

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