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Negli ultimi tempi si sta assistendo alla sempre più marcata diffusione del fenomeno tecnologico, finanziario e mediatico del bitcoin, la criptovaluta che attrae geek e investitori. Non bisogna però dimenticare che, come tutti i servizi basati sul web, consuma energia attraverso l’impiego dei server necessari.

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Cosa si nasconde dietro il bitcoin? Mining, algoritmi, server e anche elevati consumi energetici


Come sono nati i bitcoin? 

Molti sapranno cos’è il bitcoin, ovvero una moneta elettronica creata da Satoshi Nakamoto nel 2009, utilizzata principalmente nel deepweb nei suoi primi anni di vita, ma oggi sempre più spesso anche in transazioni finalizzate allo scambio di beni e servizi reali.

Satoshi Nakamoto è in realtà uno pseudonimo, poiché l’inventore della criptovaluta ha preferito non rivelare mai la sua identità. Sono nate varie ipotesi, ma tutte sono state smentite. Dopo aver distribuito la prima versione del software client ha contribuito al progetto con altri sviluppatori, ma si è ritirato nel 2010, lasciando il bitcoin nelle mani di Gavin Andresen.

Cosa si può comprare con i bitcoin?

Molti enti, organizzazioni e fondazioni, accettano ormai donazioni in bitcoin, così come liberi professionisti e attività commerciali. Il sito Coinmap mostra una mappa con tutti i punti dove è possibile pagare in bitcoin: le aree a maggiore densità sono quella europea e quella nordamericana, e anche in Italia c’è qualcuno che ha abilitato il pagamento di beni e servizi nella criptovaluta (rivenditori di automobili, studi legali, consulenti, tabaccherie ecc).

Rischio di una bolla?

Tuttavia, bisognerebbe essere maggiormente cauti con il suo utilizzo: il rischio che la bolla possa scoppiare da un momento all’altro è piuttosto alto, come affermato nel mese di novembre Giuseppe Vegas, ex presidente della Consob. Inoltre, anche se il bitcoin può essere utilizzato nelle piccole transazioni, è probabile che non diventerà mai una moneta universalmente riconosciuta in virtù del suo valore altamente volatile (da un giorno all’altro subisce delle variazioni notevoli), e della sua ridotta base di potenziali utilizzatori (a causa dei complessi meccanismi su cui si basano le transazioni, sembra infatti improbabile che anziani o chi, anche per scelta, non possiede dispositivi informatici, sia interessato ad effettuare un passaggio dalla valuta tradizionale alla criptovaluta).

Differenza tra bitcoin e valute a corso legale

  • Una valuta deve innanzitutto soddisfare queste tre proprietà
  • Riserva di valore: bene che conserva il suo valore nel tempo, anche se in maniera imperfetta a causa dell’inflazione, e consente di trasferire il potere d’acquisto dal presente al futuro;
  • Mezzo di scambio: permette l’acquisto di beni e servizi;
  • Unità di conto: permette di esprimere il valore dei prezzi.

Inoltre, una moneta è a corso legale se il suo valore è garantito dallo Stato o da una Banca Centrale; in virtù di questa garanzia, è accettata e utilizzata nei pagamenti poiché riconosciuta come mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Il bitcoin, pur possedendo queste proprietà, non può essere considerata una valuta a corso legale, poiché non è emessa da nessuna BC o da nessun Governo, così come nessuna di queste Autorità ne controlla il valore (che è determinato solo dall’incontro tra domanda e offerta). Tuttavia, la quantità di valuta in circolazione tende ad un tetto di 21 milioni di bitcoin e ogni quattro anni viene dimezzata la quantità di nuova moneta creata.

Pur non essendo una moneta a corso legale, in Italia (come nella maggior parte degli Stati), il suo utilizzo non è illecito, poiché “le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale”.

Come ottenere bitcoin?

Come già specificato, si tratta di una criptovaluta, quindi non esistono bitcoin in forma cartacea o metallica: per cominciare ad utilizzarli bisogna creare il proprio digital wallet, un portamonete digitale.
Esistono diversi modi per ottenere la criptovaluta:

Acquisto di bitcoin

Vari siti internet permettono di comprare bitcoin o di iscriversi a dei sistemi che quotidianamente forniscono ai loro iscritti, dietro pagamento di una fee iniziale, una certa quantità di moneta (destinata a crescere se si portano altri utenti sul sito tramite meccanismi di affiliazione).

Attività di mining

Il mining è un ulteriore modo per guadagnare bitcoin, che sta facendo molto parlare di sé nonché discutere i più ferventi sostenitori delle cause a favore del risparmio energetico: è così denominato perché, per la potenza di calcolo che richiede, l’attività è assimilata a quella dei minatori che estraevano l’oro. Chiunque può andare a caccia di moneta: ogni ora, la rete bitcoin crea e distribuisce una certa quantità di criptovaluta a tutti gli utenti attivi che, con i calcoli effettuati dai propri server, contribuiscono al miglioramento della sicurezza e dell’efficienza del sistema, approvando le transazioni.

La blockchain: come funziona il sistema?

Le transazioni vengono effettuate tramite l’utilizzo della blockchain, una sorta di database strutturato in blocchi collegati tra loro in maniera tale che ogni transazione avviata sulla rete possa essere confermata dalla rete stessa. Ogni volta che la transazione viene immessa in un blocco riceve delle conferme, ma prima che venga approvata definitivamente, e quindi che il suo stato da “non-confermato” passi a “confermato”, devono avvenire sei conferme. ll database è, quindi, distribuito tra i computer degli utenti, e le transazioni sfruttano la crittografia a chiave pubblico-privata:

  • la chiave pubblica funge da “indirizzo”, il punto da cui partono e arrivano i pagamenti, e permette la tracciabilità delle transazioni (consultabili, quindi, da chiunque);
  • la chiave privata fa sì che solo il possessore di quella moneta sia autorizzato alla transazione.

Le due chiavi sono ovviamente associate, per cui, anche se si recupera la chiave pubblica, la perdita della chiave privata comporterà il totale inutilizzo del denaro di cui si è proprietari.

Grazie alla blockchain gli archivi sono condivisi da tutti e quindi inalterabili. Per tale motivo molti definiscono la blockchain un sistema democratico.

La nascita delle server farm, miniere di bitcoin

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Interni della server farm islandese Genesis Mining

Sono gli utenti stessi ad approvare le transazioni e a contribuire all’efficienza del sistema, che li ricompensa in bitcoin. In sostanza, si tratterebbe di decriptare un problema relativo ad un blocco della catena, cercando una soluzione prima degli altri client con un numero illimitato di combinazioni tramite la tecnica bruteforce (algoritmo che utilizza ogni soluzione possibile fino a che non trova quella corretta). Chi troverà la soluzione avrà minato con successo una certa quantità di bitcoin. All’inizio questa attività si svolgeva in modo abbastanza artigianale, mentre oggi, per la sempre più complessa attività di mining, è necessaria una potenza elevatissima, che un normale pc non potrebbe sopportare.

Si è quindi reso necessario l’utilizzo non di uno ma di migliaia di processori contemporaneamente: si sta assistendo al fenomeno della nascita delle miniere di bitcoin, enormi “server farm”, fattorie di server che lavorano insieme e sono interamente dedicati al mining della criptovaluta. Esse sono sorte soprattutto nelle zone dove l’elettricità ha un costo più basso, ad esempio le zone rurali della Cina, mentre in Europa, la Bulgaria e la Romania hanno già attirato molti miners.

Le server farm di una delle più famose società di mining, la Genesis Mining, sono dislocate in Islanda e Canada: le basse temperature che registrate consentono di raffreddare a minor costo l’hardware. In particolare in Islanda, il basso costo dell’energia, la buona connessione a internet (diffusa capillarmente sul territorio) e il clima, contribuiscono a far minare alla fabbrica un bitcoin ad un costo inferiore del 20% rispetto a server farm dislocate altrove.

Per fronteggiare le problematiche relative all’elevato consumo energetico richiesto dal mining, alcune aziende hanno progettato dei computer dotati di una maggiore potenza di calcolo ma che allo stesso tempo riducono il consumo energetico.

Quanta energia consuma una transazione in bitcoin?

Alcuni studi mostrano dati allarmanti: l’analista Alex De Vries, nel suo rapporto per Digiconomist, ha stimato che ogni transazione necessita di ben 215 kWh; con l’attuale valore dei bitcoin l’attività di mining sarà sempre più appetibile, i miners cresceranno numericamente e arriveranno a consumare fino a 37 terawatt/ora di elettricità all’anno, soglia superiore al consumo dell’Irlanda, e pari a un costo di $1,855,412,078. Attualmente, il Paese che in termini di consumo elettrico è più vicino a quello dell’intera rete bitcoin, è il Qatar. Secondo PowerCompare, piattaforma britannica di comparazione delle tariffe energetiche, se la rete dei miners di bitcoin fosse paragonata ad una nazione, supererebbe il consumo energetico annuale medio di 159 Paesi.

Quale futuro per i bitcoin?

Qualche sostenitore della criptovaluta ha ribadito più volte l’argomentazione che il sistema bancario non fosse certo meno costoso in termini di consumi energetici, ma risulta difficile confrontare un sistema nascente come quello del bitcoin con un sistema finanziario usato quotidianamente da centinaia di milioni di persone. Alla luce di quanto analizzato, la domanda da porsi è se effettivamente la tecnologia dei bitcoin possa essere sostenibile nel lungo periodo, ipotizzando che il numero di miners continui a crescere a ritmi così elevati.