Prezzo Gas: in Spagna e Portogallo al via il tetto massimo. L’Italia che fa?

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Prezzo Gas Tetto Massimo.
Spagna e Portogallo introducono il tetto massimo al prezzo del gas.

In Spagna e Portogallo arriva la svolta tanto attesa: verrà introdotto il tetto massimo al prezzo del gas, in modo da mitigare il costo delle bollette. Perché succede proprio nella penisola iberica? Quale impatto avrà sull’economia europea? E soprattutto, perché l’Italia non fa lo stesso? Cerchiamo di rispondere a queste altre e domande.


Mentre l’Unione europea si interroga sul possibile embargo delle importazioni energetiche dalla Russia, Portogallo e Spagna si portano avanti introducendo un tetto massimo al prezzo del gas. Una svolta auspicata in molti paesi – primo tra tutti l’Italia – ma che per ora trova riscontri solo nella penisola iberica. Questi i numeri dell’iniziativa in sintesi:

Tetto Massimo Prezzo Gas in Spagna e Portogallo: info essenziali
Tetto massimo iniziale Tetto massimo medio Media mercato europeo Sconto in bolletta
40 €/MWh 50 €/MWh 90 €/MWh 40%

Le cifre dell’operazione

L’operazione che ha portato all’introduzione del tetto massimo del prezzo del gas in Spagna e Portogallo si basa su cifre piuttosto semplici da spiegare. Ecco un rapido elenco:

  • Il limite varrà per 12 mesi;
  • Inizialmente, il tetto massimo di acquisto della materia prima gas sarà di 40 €/MWh, a dispetto dei 90 €/MWh registrati al mercato TTF di Amsterdam;
  • Dopo una prima fase di assestamento, il tetto salirà a 50 €/MWh, per rimanere stabile;

Sul mercato all’ingrosso, il prezzo attuale di oltre 200 €/MWh dovrebbe passare a 130 o 140 €/MWh. Nel calcolo vanno tenute in considerazione anche le quote di emissione di CO2.

Cos’è il TTF? TTF, acronimo di Title Transfer Facility, costituisce il mercato virtuale per lo scambio del gas naturale. Si tratta di uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in tutta Europa. Per saperne di più, leggi il nostro speciale su TTF Gas.

Per capire il contesto di seguito trovi l'andamento dell'indice TTF negli ultimi mesi:

Il prezzo gas Spot del TTF in €/Smc e in €/MWh nei mesi del 2021 e 2022 - aggiornato a marzo 2022
Mese Prezzo gas medio mensile
TTF marzo 2022 1,342 €/Smc 125,42 €/MWh
TTF febbraio 2022 0,889 €/Smc 83,07 €/MWh
TTF gennaio 2022 0,895 €/Smc 83,63 €/MWh
TTF dicembre 2021 1,178 €/Smc 110,12 €/MWh
TTF novembre 2021 0,874 €/Smc 81,70 €/MWh
TTF ottobre 2021 0,936 €/Smc 87,47 €/MWh
TTF settembre 2021 0,679 €/Smc 63,45 €/MWh
TTF agosto 2021 0,472 €/Smc 44,12 €/MWh
TTF luglio 2021 0,388 €/Smc 36,23 €/MWh
TTF giugno 2021 0,312 €/Smc 29,12 €/MWh
TTF maggio 2021 0,270 €/Smc 25,21 €/MWh
TTF aprile 2021 0,219 €/Smc 20,50 €/MWh
TTF marzo 2021 0,190 €/Smc 17,74 €/MWh
TTF febbraio 2021 0,187 €/Smc 17,48 €/MWh
TTF gennaio 2021 0,219 €/Smc 20,43 €/MWh

Fonte: Elaborazione dati European Gas Spot Index.

La bolletta dei consumatori di Madrid e Lisbona, pertanto, diminuirà di un buon 40%. Si tratta di un risultato di rilievo, anche se non era quello che avevano sperato inizialmente i due paesi, determinati a portare il tetto a 30 €/MWh. La negoziazione con la Commissione europea, in ogni caso, ha portato ai numeri citati. Ad annunciare l’iniziativa sono stati i ministri dei due paesi coinvolti, Teresa Ribera e Duarte Cordeiro, che in una conferenza stampa presieduta dalla vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, hanno spiegato (come riporta Repubblica.it):

L’intesa è volta a rafforzare la tutela dei consumatori che hanno un livello più elevato di esposizione all'evoluzione del mercato elettrico all'ingrosso, dissociando il prezzo del gas naturale dalla formazione dei prezzi.

Teresa Ribera e Duarte CordeiroRepubblica.it, articolo “Gas, ok dell'Ue a price cap per Spagna e Portogallo: prezzo massimo fissato a 40 euro per MW/ora”

Leggi anche la nostra news "Eni pagherà il gas russo in rubli?".

Perché Spagna e Portogallo hanno potuto introdurre il tetto al prezzo gas?

Dopo aver dato uno sguardo alle cifre dell’iniziativa, la prima domanda che potrebbe venire in mente è: “Perché Spagna e Portogallo hanno potuto introdurre il tetto al prezzo del gas?” La risposta deve per forza di cose rifarsi alle specificità dei due paesi. Specificità sottolineate dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che così come riportato da Il Messaggero ha spiegato:

La penisola iberica ha una situazione molto speciale, con un mix energetico che ha un alto livello di rinnovabili e poche interconnessioni. Perciò abbiamo concordato un trattamento speciale che è possibile per la penisola iberica in modo che possa affrontare questa situazione particolare in cui si trova e gestire i prezzi energetici.

Ursula von der LeyenIlMessaggero.it, articolo “Gas, ok dell'Europa Spagna e Portogallo pagheranno meno l'energia: ecco perchè”

Un’altra, possibile domanda che ci si può porre è: “Un accordo del genere non creerà squilibri a livello europeo?” La risposta è nei numeri. La Spagna, ad esempio, esporta solo il 3% dell’energia prodotta verso Portogallo e Francia. Si tratta di cifre che non possono avere impatto a grandi livelli sui mercati europei. A questo proposito, il ministro Ribera ha spiegato che il rapporto con il paese transalpino è cruciale:

La Commissione europea ha chiesto di essere flessibili con le interconnessioni energetiche con la Francia, ma si è impegnata a essere più attiva nel portare avanti gli obiettivi di interconnessione.

Teresa RiberaRepubblica.it, articolo “Gas, ok dell'Ue a price cap per Spagna e Portogallo: prezzo massimo fissato a 40 euro per MW/ora”

Dall’iniziativa, quindi, potrebbe partire un nuovo modo di ripensare il mercato energetico europeo. Un approccio che guarda a maggiori rapporti tra stati membri, al fine di diminuire la dipendenza da fonti esterne.

La peculiarità dell’"Eccezione Iberica"

Quella di Spagna e Portogallo, per ora, rappresenta una vera e propria eccezione alla regola, visto che i precedenti tentativi di inserire un tetto del prezzo massimo a livello europeo (portati avanti anche dall’Italia) erano stati respinti. Perché si è arrivati a questo punto? Ancora una volta, sono le circostanze a rendere vantaggioso il tetto del prezzo gas nella penisola iberica:

  • Spagna e Portogallo producono una percentuale piuttosto elevata di energia proveniente da fonti rinnovabili;
  • Tralasciando le connessioni con la Francia, i collegamenti con il resto della rete europea dei due paesi sono relativamente modesti;
  • Grazie a sette rigassificatori, la dipendenza della penisola iberica dalle importazioni di metano via gasdotti è ridotta, o comunque molto più diversificata rispetto a quelle di altre nazioni europee.

Verrebbe da dire che, se c’erano due paesi dove si poteva introdurre il tetto massimo al prezzo di gas, questi erano proprio Spagna e Portogallo. Che attraverso i capi dei rispettivi governi, Pedro Sanchez e Antonio Costa, spingevano da marzo per una iniziativa del genere. Dopo settimane di lavoro definito “complicato e duro”, pertanto, la proposta iberica è stata accettata.

Per l’esecuzione materiale i tempi non sono particolarmente lunghi. L’auspicio di Madrid e Lisbona è che l’intesa scaturita nelle scorse ore trovi riscontri concreti già a partire dalla prossima settimana.

La visione spagnola di lungo periodo

La cosa interessante è che il tetto massimo al prezzo del gas non sembra essere destinato a rimanere una operazione estemporanea. Almeno secondo le intenzioni della Spagna. Il premier Sanchez, infatti, prevede una impostazione di fondo più ampia con le seguenti caratteristiche:

  • I governi provvedono a fissare il prezzo del gas;
  • Gli esecutivi dei vari paesi si impegnano a compensare le imprese produttrici di gas;
  • I costi non gravano sui bilanci degli stati, ma vengono ridistribuiti in eccedenza in proporzione sulle altre fonti energetiche disponibili.

Un primo passo in questa direzione è quello che prevede di evitare possibili ricadute sul mercato energetico francese, quello maggiormente vicino all’area iberica. Per evitare squilibri, Spagna e Portogallo si impegnano a istituire una doppia asta. Verrà fissato il prezzo che regolerà gli scambi internazionali, oltre a un secondo prezzo valido solo nella penisola iberica.

E se Madrid diventasse il nuovo hub energetico europeo?

Detto in parole spicciole, la Spagna introduce il tetto massimo al prezzo del gas perché se lo può permettere. E se lo può permettere perché l’import di gas è strutturato in maniera differente rispetto a quello di alcuni paesi:

  • La differenziazione dei fornitori esteri è notevole (Algeria, Marocco, Stati Uniti e Nigeria). Solo il 5,7% del metano importato proviene dalla Russia;
  • La maggioranza di gas importato è liquido (GNL). Motivo per il quale 6 dei 20 rigassificatori posti in Europa sono situati proprio in Spagna (a Bilbao, Barcellona, Cartagena, Huelva, Mugardos e Sagunto). A questi si aggiungono tre siti di stoccaggio.

Pertanto, la Spagna dispone del 30% della capacità di stoccaggio di gas liquido in Europa, corrispondente al 27% della capacità di rigassificazione nel continente. Quando arriveranno le nuove forniture di GNL dagli Stati Uniti, in altre parole, in tre casi su dieci la destinazione prediletta sarà proprio Madrid.

L’Italia, intanto, cosa fa?

L’ennesima domanda che viene in mente dopo l’introduzione del tetto massimo del prezzo del gas in Spagna e Portogallo è: Perché non fa così anche l’Italia?

In un certo senso, il nostro paese ci sta provando. La proposta italiana – bocciata da Bruxelles – prevedeva un prezzo di 80 €/MWh, che si sarebbe dovuto assestare sui 60 €/MWh nel corso del tempo (per rimanere in linea con la media degli ultimi 10 anni). Il problema, però, è che la soluzione di Roma era rivolta a tutti i paesi europei. Una impostazione che le nazioni del nord Europa (più vicine geograficamente alla Russia, e quindi preoccupate da ritorsioni) rifiutano.

Quali sono i paesi che rifiutano il tetto al prezzo del gas? Tra le nazioni maggiormente contrarie al tetto al prezzo del gas ci sono Germania, Norvegia e Austria, oltre che l’Olanda. Quest'ultima, peraltro, ospita la sede del mercato TTF di Amsterdam, dove viene fissato il prezzo del gas naturale.

Senza contare che, nel complesso, l’Europa è il più grande importatore di gas russo al mondo. Le conseguenze di un provvedimento del genere, nel contesto attuale, sarebbero imprevedibili. Nonostante ciò, il ministro degli esteri Luigi Di Maio – secondo quanto riporta IlMessaggero.it – ha fatto sapere che il nostro paese, a maggio, tornerà a chiedere un nuovo confronto tra stati membri.

Per adesso, allora, l'Italia deve far di necessità virtù. Con il Decreto Energia (noto anche come Decreto Bollette) vengono stanziati ulteriori 6 miliardi di euro, con iniziative dedicate a:

  • Semplificazioni sulle rinnovabili, con un’autorizzazione unica per valutazione regionale e di impatto ambientale;
  • Liberalizzazione delle sovrintendenze per i pannelli solari su tetti ed edifici;
  • Revisione dei prezzi che punta a mitigare il caro materiali, che incide a sua volta sulle gare d’appalto.

Intanto è stato approvato anche il Decreto Aiuti ed Energia, successivo al D.E., che ne conferma gli intenti.

Che succede al gas russo?

La “grande fuga” dell’Europa dal gas russo sembra portare a segnali contrastanti. Il portavoce di Gazprom, Sergey Kupriyanov, secondo Repubblica.it, avrebbe dichiarato che la richiesta di gas russo da parte del Vecchio Continente è scesa a 56 milioni di metri cubi – contro i 68,4 milioni di metri cubi dei giorni scorsi. Siamo comunque lontani dalle cifre segnate a inizio marzo, quando si era arrivati a un picco di 109,6 milioni di metri cubi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa Tass.

In ogni caso, Kupriyanov ha sottolineato che il transito di gas russo verso l’Europa – e attraverso l’Ucraina – prosegue in linea con le richieste.

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In Italia, come visto, al momento non è prevista l’introduzione di un tetto massimo al prezzo del gas. Un possibile modo per mitigare il costo delle bollette però esiste, ed è a disposizione di tutti. Si tratta solo di scegliere la tariffa più adatta alle proprie esigenze.

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