Bollette Tutela in calo: ARERA annuncia un -2,4% per la luce
Arriva puntuale la comunicazione dell'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) con i nuovi prezzi dell'energia elettrica, validi nel II trimestre dell'anno in corso per i clienti del mercato tutelato. Al momento 3,4 milioni di utenti vulnerabili risultano ancora serviti nella Maggior Tutela Luce.
Stando ai calcoli dell'ARERA, il cliente tipo (vulnerabile, con consumi di 2.000 kWh/anno e contatore di 3 kW) dovrebbe avere un abbassamento del 2,4% sull'intero importo della bolletta elettrica.
A cosa è dovuto questo calo?
Le bollette della luce nel tutelato si abbasseranno sostanzialmente per due motivi:
- una lieve diminuzione dello 0,3% degli oneri di sistema;
- il decremento dei prezzi della materia prima luce, dovuto alle previsioni più "rosee" sulle quotazioni all'ingrosso di energia elettrica e gas naturale. Vuoi conoscere come saranno i prezzi nei prossimi mesi? Iscriviti al canale Whatsapp di Selectra: ogni giorno potrai leggere le news sul settore energetico e conoscere le migliori offerte sul mercato.
Calo bollette tutelato: falsa speranza o segnale positivo?
La comunicazione rivolta agli utenti vulnerabili in Maggior Tutela è accompagnata da altre buone notizie: sulle Borse europee è stata registrata una decisa contrazione a livello dei prezzi. Portiamo il caso di Parigi e Lipsia, dove la scorsa settimana il base load è sceso rispettivamente:
- da 91,73 a 64,35 €/MWh (- 30%);
- da 100,71 a 86,85 €/MWh (- 14%).
Anche nel settore del gas giungono notizie che fanno ben sperare: nonostante i consumi nei mesi invernali siano stati più alti in tutti i Paesi dell'Unione europea, le riserve mantengono dei valori in linea con il periodo. Persiste qualche difficoltà nella ricostituzione degli stoccaggi: in Italia, ad esempio, tutte le aste anticipate sono finite senza reali vincitori. Questo perché, come abbiamo in parte anticipato nello scorso paragrafo, sono attesi dei prezzi del metano inferiori rispetto alle quotazioni attuali. Le previsioni a ribasso dipendono dal possibile calo dei consumi che si ripete ogni anno durante la stagione primaverile.
Quindi siamo di fronte all'inizio di un trend positivo? Forse è troppo presto per fare delle dichiarazioni così forti: capiamo il perché.
Perché non siamo fuori dalla crisi dei prezzi del 2025?
Innanzitutto è doveroso ricordare che il clima geopolitico è più teso che mai.
Il presidente statunitense, Donald Trump, continua a spaventare l'Ue (e non solo) con i dazi: l'amministrazione USA ha già annunciato un aumento del 25% dei dazi sulle importazioni di acciaio, alluminio, automobili e sue componenti. L'arrivo dei "dazi reciproci" però potrebbe rendere il clima decisamente più teso. Queste le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla plenaria del Parlamento:
"Quella tra l'Ue e gli Usa è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l'Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per farlo se necessario".
Sempre in tema geopolitico, non si può tacere il tentativo di mettere uno stop definitivo al conflitto tra Russia e Ucraina. Proprio lo scoppio di questa guerra nel 2022 è stato la miccia che ha innescato un aumento dei prezzi senza precedenti nell'estate dello stesso anno.
Donald Trump e l'Ue si stanno rimboccando le maniche affinché si trovi un accordo.
L'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), in un suo articolo sulla possibile pace tra Ucraina e Russia, ha spiegato molto chiaramente la posizione di Trump. Per il presidente USA la guerra in Ucraina sarebbe come "un pesante 'contrattempo' che impedisce di concentrare gli sforzi in aree ritenute più rilevanti per i propri interessi", come il Medio Oriente o la Cina. Sempre all'interno di questo articolo si ricorda come questo improvviso feeling tra Stati Uniti e Russia possa essere in realtà solo un tentativo di "insidiare la Cina", creando delle crepe nel legame tra le due grandi potenze comuniste.
D'altro canto, l'Ue vuole probabilmente abbandonare questa scomoda posizione che la vede contro lo Stato guidato da Putin, ma non troppo, a causa della sua dipendenza energetica. In un recente rapporto di Ember, think tank specializzato in analisi sui mercati energetici, è stato stimato che lo scorso anno l'Europa ha speso 21,9 miliardi di euro per gli acquisti di gas russo contro i 18,7 miliardi di euro destinati agli aiuti finanziari all'Ucraina (esclusi i sussidi militari, che stando alle dichiarazioni dell'Unione europea dovrebbero ammontare a 194 miliardi di dollari). Le importazioni di gas dalla Russia sarebbero quindi senza dubbio diminuite (anche a causa della distruzione rispettivamente totale e parziale dei due gasdotti Nord Stream I e II) ma non abbastanza. Il ritorno della pace, quindi, potrebbe avere importanti risvolti in campo dell'approvvigionamento energetico, influenzando nuovamente i mercati.
Ultimo, ma non per importanza, bisogna ricordare la "crisi" del settore eolico. Il 2025 per ora sembrerebbe essere un anno non particolarmente ventoso. Questo problema sarebbe una delle cause che ha portato all'innalzamento dei prezzi della luce in molti paesi europei. In Italia, infatti, il PUN Index GME continua a salire, andando in controtendenza rispetto agli Stati vicini, che hanno invece assistito a una piccola e momentanea ripresa del settore eolico.
Come sfuggire allora dalla volatilità dei prezzi?
Le tensioni geopolitiche e la crisi dell'eolico smuovono i mercati portando a continui alti e bassi dei prezzi.
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