Nuovi Rigassificatori: Italia indipendente dalla Russia nel 2024? Tempi e costi

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L'Italia cerca due nuovi rigassificatori per ottenere l'indipendenza dal gas russo. Fonte dell'immagine: Lacnews24.it

L’inverno si avvicina, e l’esigenza di ridurre la dipendenza dal gas russo si fa sempre più pressante. La soluzione? Acquistare nuove navi rigassificatrici. Il Governo è già all’opera per riuscire a far sue almeno due strutture di questo tipo, ma l’impresa non è semplice. Vediamo tutti i dettagli di questa operazione, approfondendo anche cos’è un rigassificatore, e quanti ne esistono già in Italia.


La mancanza di gas russo spinge l’Italia (e non solo) verso nuove soluzioni. In particolare, l’esecutivo guidato da Mario Draghi punta ad acquistare due nuove navi da rigassificazione. Prima di entrare nel dettaglio, cerchiamo di effettuare un riepilogo:

Nuovi Rigassificatori in Italia: tempistiche e costi
Cosa Quando Dove
L'Italia punta ad acquistare almeno due navi rigassificatrici per gestire il flusso di gas liquefatto che arriverà dagli Stati Uniti nei prossimi mesi. Secondo le stime, l'Italia non potrà fare a meno del gas russo fino al 2024: entro quella data, sarà necessario acquistare nuovi rigassificatori. I nuovi impianti saranno mobili, senza una sede fissa.

Dalla Commissione europea arriva il disegno per tamponare la crisi energetica nei mesi invernali, tra le proposte c'è anche la riduzione della potenza dei contatori.

Dove verranno creati e da quando saranno attivi i nuovi rigassificatori?

Più che “creare” rigassificatori, l’Italia punta a “comprare” rigassificatori. Per la precisione, navi rigassificatrici capaci di gestire flussi variabili di GNL (Gas Naturale Liquefatto), e di essere usate all’occorrenza. Lo spiega proprio il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, che in un’informativa alla Camera del 22 marzo scorso (ripresa da IlSole24Ore) approfondiva la questione in questo modo:

Le navi cargo metaniere hanno il vantaggio che possono essere utilizzate finché servono e tolte in qualsiasi momento. Non sono infrastrutture permanenti ma possono fornire un grandissimo contributo all’autonomia energetica dalla Russia.

Roberto CingolaniIlSole24Ore.com, articolo “Rigassificatori, l’Italia cerca due navi metaniera. Tempi e costi dell’operazione”

Pertanto, non esiste nemmeno un "dove", visto che le navi rigassificatrici potranno essere spostate a seconda delle esigenze. La questione, in ogni caso, diventa decisamente spinosa se si considerano i numeri. Eccoli elencati di seguito:

  • Fino a ora, la Russia forniva 150 miliardi di metri cubi di gas ai paesi dell’Unione europea (29 dei quali all’Italia);
  • Entro il 2030 arriveranno oltre 50 miliardi di metri cubi di GNL dagli Stati Uniti, in base a un accordo siglato dalla Commissione UE.

Alla luce di questi dati, quindi, il Governo Draghi ha dato incarico a Snam di negoziare l’acquisto di due navi da rigassificazione. Si tratta di un'operazione con tempi scanditi in modo preciso. Il distacco dal metano di Mosca, infatti, non può avvenire dal giorno alla notte. È per questo che diversi paesi (tra i quali la Germania) hanno ammesso che prima del 2024 non si potrà raggiungere la tanto agognata indipendenza. L’Italia non si è espressa a tal proposito, ma è lecito pensare che il termine temporale non sia tanto diverso per il nostro paese.

Chi è Snam? Snam è la società che gestisce trasporto, stoccaggio e rigassificazione del gas naturale in Italia. Amministra (direttamente o tramite controllate) la rete nazionale, per un totale di oltre 41mila km.

D’altra parte, bisogna anche considerare che l’idea di acquistare le navi rigassificatrici non è venuta di certo solo all’Italia. Le navi disponibili non sono molte, e questo porta a una classica situazione legata ai mercati: poca offerta e tanta domanda genera prezzi alti. Lo stesso Cingolani ha ammesso che il problema maggiore, difatti, è quello di arrivare a contrattualizzare i rigassificatori disponibili entro tempi rapidi. Al momento, il costo di un impianto del genere va dai 50 ai 200 milioni di dollari. Ma non è detto che il prezzo non salga nei prossimi mesi.

Se l’acquisto delle due navi andrà in porto, la capacità degli impianti italiani potrebbe arrivare a valere dai 16 ai 24 miliardi di metri cubi. L’operazione potrebbe essere compiuta in 12-18 mesi, giusto in tempo per il termine teorico fissato al 2024.

Cosa sono i rigassificatori, e come funzionano?

L’Italia è in cerca di rigassificatori, quindi. Appurato ciò, potrebbe essere utile andare a capire perché questo tipo di impianti si rivela così utile. In primo luogo, è bene cercare di dare una definizione sommaria:

Cos’è un rigassificatore? Un rigassificatore è un impianto che consente di trasformare il GNL (Gas Naturale Liquefatto), portandolo dal suo originale stato liquido (utilizzato per il trasporto su nave) a quello gassoso (impiegato per la produzione di energia).

Per capire nel dettaglio come funziona tutto il processo, è possibile evidenziare alcune fasi ben definite:

  • Il ciclo inizia con il GNL che viene stoccato in serbatoi a temperature molto basse (-162° C) e a pressione ambiente;
  • I serbatoi così conservati possono essere trasportati con relativa facilità, anche via mare. È proprio questo che gli Stati Uniti stanno facendo con le forniture acquistate dall’Unione europea.
  • Una volta giunto nell’impianto di rigassificazione, il gas liquefatto viene fatto fluire in una serpentina, immersa in una vasca di acqua marina a temperatura ambiente (ecco che il concetto di “nave rigassificatrice” inizia ad avere un suo senso ben definito);
  • La differenza di temperatura tra il GNL molto freddo e l’acqua di mare a temperatura ambiente provoca un cambio di stato della sostanza, da liquido a gassoso. Gas che può essere immesso nella rete di distribuzione;

Quello spiegato adesso è il procedimento “standard”. Nel caso delle navi rigassificatrici (dette anche FSRU, ovvero Floating Storage and Regasification Units), cambiano solo alcuni particolari logistici. Il GNL, una volta arrivato a destinazione, viene fatto scorrere nel serbatoio di bordo e mantenuto a circa -160° C. Dopo averlo stoccato, il gas liquefatto può essere fatto tornare al suo stato gassoso con il procedimento descritto in precedenza.

Quante navi rigassificatrici ci sono al mondo? Quando il ministro Cingolani spiega che i rigassificatori galleggianti disponibili sono pochi, lo fa a ragion veduta. In tutto il mondo, secondo quanto riportato da Snam (che a sua volta cita dati Shipbroker), gli impianti disponibili di questo tipo sarebbero soltanto 48. Solo 25 di questi, peraltro, garantiscono una capacità di stoccaggio veramente importante, compresa cioè tra 160 e 180mila metri cubi.

Per chiudere il cerchio sui rigassificatori e il loro funzionamento, riportiamo un'infografica diffusa da Snam, che va proprio a identificare i vari passaggi che consentono a una FSRU di agire sulle scorte di gas liquido:

Come funziona un rigassificatore FSRU.
I vari passaggi del funzionamento di una nave rigassificatrice (fonte: Snam.it).

Grazie ai rigassificatori galleggianti, quindi, si punta a sciogliere la tensione sui mercati del gas in tutta Europa. Per cercare di risparmiare il prima possibile, però, potresti pensare di sottoscrivere un'offerta luce e gas a prezzo fisso. Telefona senza impegno allo 02 8295 809702 8295 8097Prendi un appuntamento per ottenere una consulenza gratuita.

Quanti rigassificatori ci sono in Italia?

Sappiamo quanti rigassificatori vogliamo (almeno due entro il 2024). Ma al momento, invece, quanti ne abbiamo? L’Italia, a metà 2022, può disporre di tre rigassificatori, in grado di far fronte al 20% del fabbisogno nazionale. Questo è un rapido riepilogo delle loro caratteristiche principali:

Dove e quanti sono i rigassificatori in Italia
Impianto Provincia e Regione Capacità Tipologia
 Panigaglia La Spezia, Liguria 3,5 miliardi di metri cubi On-shore
Porto Viro Rovigo, Veneto 8 miliardi di metri cubi Off-shore
Livorno Livorno, Toscana 3,75 miliardi di metri cubi FSRU

Dati forniti da Geopop.it

L’impianto di Panigaglia, di proprietà di Snam, è stato il primo rigassificatore a essere costruito in Italia. La sua attività è iniziata nel 1971, e per più di 30 anni è stato l’unico stabilimento di questo tipo. Occorrerà attendere il 2009, infatti, per l’arrivo del Terminale GNL Adriatico di Porto Levante, frazione di Porto Viro a Rovigo. A gestirlo è una joint venture composta da Exxon mobil, Qatar Petroleum e Snam.

Infine, la struttura più recente, quella di Livorno, nata dalla conversione della nave metaniera Golar Frost in terminale galleggiante. Questo impianto è partecipato al 49,07% da Snam, al 48,24% dal fondo australiano First Sentier Investors, e al 2,69% è della società Golar Lng.

Cosa significa rigassificatore on-shore e off-shore? Con rigassificatore on-shore si intende un impianto di tipo classico, posto su terra. Un’alternativa off-shore, invece, è costituita sostanzialmente da una nave ancorata in modo permanente al fondale marino. Una FSRU, come abbiamo avuto modo di dire in precedenza, è una vera e propria nave rigassificatrice.

Il nuovo piano di ampliamento dei rigassificatori in Italia si muove su due fronti, ovvero quello dei rigassificatori di terra e galleggianti:

  • Rigassificatori di terra: sono previsti due nuovi impianti. Uno a Porto Empedocle (Agrigento, Sicilia), verrà gestito da Enel, e i finanziamenti per ultimarlo sono stati sbloccati ad aprile 2022. Un altro sorgerà a Gioia Tauro (Reggio Calabria, Calabria), e verrà gestito da Sorgenia e Iren;
  • Rigassificatori galleggianti: due nuovi navi dovrebbero essere posizionate al largo di Ravenna (Ravenna, Emilia-Romagna) e Piombino (Livorno, Toscana). Nel caso di Ravenna è già presente la nave, la BW Singapore, acquistata da Snam a luglio e con capacità di 5 miliardi di metri cubi. Situazione più complessa a Piombino, dove la nave Golar Tundra dovrebbe restare in porto per tre anni, con impatti sull’ecosistema marino non ancora chiari, e più volte messi in discussione dalla cittadinanza.

Ma non basta, perché si discute anche di un ulteriore rigassificatore gestito da Edison a Oristano (Oristano, Sardegna), e di ulteriori due navi rigassificatrici a Portovesme (Carbonia-Iglesias, Sardegna) e Porto Torres (Sassari, Sardegna).

Lo scenario complessivo, pertanto, è particolarmente fluido e in divenire. Certo è che, se dovessero essere completati tutti i progetti appena descritti, l’Italia potrebbe contare su circa 10 rigassificatori. Questo dato supererebbe addirittura quello della Spagna, che con sei rigassificatori per ora è il paese del Vecchio Continente maggiormente coinvolto. Anche per questo, peraltro, la penisola iberica è stata in grado di ottenere dall’Unione europea la possibilità di porre un tetto massimo al prezzo del gas in Spagna e Portogallo.

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I grandi piani del Governo riguardanti i rigassificatori hanno un orizzonte a breve termine, visto che le navi dovrebbero essere acquistate entro il 2024. Nel brevissimo termine, però, cosa si può fare per evitare che la bolletta di gas e luce diventi troppo pesante?

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