Emergenza Gas: la Nazionalizzazione di Eni ed Enel è la Soluzione?

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Emergenza Gas.
I piani di Francia, Germania e Italia per fronteggiare l'emergenza gas.

Per affrontare le sfide del futuro, la strada migliore è tornare al passato. Questo sembrano pensare i maggiori stati europei, che scelgono di affrontare l’emergenza gas e le tensioni con la Russia con rimedi dal sapore antico. Germania e Francia, infatti, virano verso le nazionalizzazioni. L’Italia, invece, che fa?


Francia, Germania, Italia: come si comportano i maggiori stati europei nei confronti della crisi del gas russo? Analizziamo le varie soluzioni messe in campo: prima con una tabella di riepilogo, poi con paragrafi che vanno ad approfondire i singoli scenari.

I rimedi all'Emergenza Gas di Francia, Germania e Italia
Paese Rimedio
Francia Il governo Macron punta a rinazionalizzare al 100% Edf, player di riferimento del mercato energetico transalpino.
Germania L'esecutivo Scholz conta di aumentare la produzione delle centrali a carbone, al fine di arginare le mancate importazioni di gas russo.
Italia Per ora non sono previste nazionalizzazioni: l'azione di Eni, Snam ed Enel, però, è già stata condizionata dal volere del governo. Avviato il piano di emergenza austerity per l'Italia.

Crisi Gas: i problemi da affrontare (e le soluzioni da trovare)

La guerra tra Ucraina e Russia porta a conseguenze drammatiche sui campi di battaglia, ma anche a stravolgimenti negli assetti geopolitici europei. Una delle conseguenze primarie di questo scenario nefasto è l’emergenza gas, dovuta alle sempre minori forniture previste da Mosca per la maggioranza dei paesi del Vecchio Continente.

Lo scenario futuro dei paesi europei La domanda che ci si pone con sempre più insistenza è: “Cosa succederebbe se Putin scegliesse di chiudere del tutto i rubinetti del metano?” Con l’arrivo dell’inverno e l’assenza di iniziative adeguate, la risposta potrebbe assumere anche toni catastrofici.

Per arginare quella che è una vera e propria crisi, allora, gli stati europei stanno mettendo in atto diverse iniziative. Dopo anni segnati dalla globalizzazione spinta e dalla proprietà delle imprese sempre più diffusa, la ricetta è quasi sorprendente: Francia e Germania, infatti, vanno verso la nazionalizzazione di alcuni dei top player dei rispettivi mercati.

E l’Italia? Dopo i provvedimenti del Decreto Caro Energia 2022, e il taglio alle bollette che azzera i rialzi record di luglio 2022, potrebbero essere necessari nuovi, sorprendenti interventi. Ricorda comunque che, al di là delle operazioni del governo, puoi sempre cercare di alleggerire la tua bolletta di luce e gas. Se vuoi capire come risparmiare, chiamaci allo 02 8295 809302 8295 8093prendi un appuntamento per ottenere una consulenza gratuita e senza impegno.

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Le iniziative di Francia e Germania

Per cercare di arginare i problemi legati alle mancate forniture di gas, gli stati europei si muovono verso la nazionalizzazione delle imprese energetiche. Iniziative non solo di natura pratica, ma anche politica.

Vediamo allora di approfondire il contesto francese e quello tedesco, per capire meglio in che modo Parigi e Berlino vogliono affrontare le ripercussioni del conflitto tra Ucraina e Russia.

Francia: Macron sceglie di nazionalizzare Edf

Il governo Macron, uscito piuttosto malconcio dalle elezioni legislative di giugno 2022, tenta la carta delle nazionalizzazioni. In particolare, l’esecutivo punta a ottenere il 100% delle quote di Edf, vero e proprio gigante dell’energia transalpino. Ad annunciarlo è stata la prima ministra Elisabeth Borne, come riporta IlSole24Ore.com, nel suo discorso di politica generale al Parlamento:

Vi confermo oggi l’intenzione dello stato di possedere il 100% del capitale di Edf. Questa evoluzione consentirà a Edf di rafforzare la sua capacità di portare avanti al più presto possibile progetti ambiziosi e indispensabili per il nostro futuro energetico

Elisabeth Borne Il Sole 24 Ore.com, articolo “Francia: Edf tornerà al 100% di proprietà dello Stato”

Al momento, in ogni caso, va sottolineato che la composizione delle azioni di Edf è già fortemente sbilanciata a favore dello stato. Queste le quote:

  • 84% stato francese;
  • 1% dipendenti;
  • 15% sul mercato.

Chi è Edf? Edf (acronimo di Électricité de France) è il maggior produttore e distributore di energia in Francia. La sua presenza è ben avvertibile anche in Italia, visto che nel nostro paese agisce come controllante di Edison.

Per dare un quadro ancora più completo, va pure detto che Edf non sta attraversando un momento del tutto positivo. L’azienda ha già dovuto far fronte a sforamenti di budget a causa della costruzione di nuovi impianti nucleari in Francia e Gran Bretagna. Metà dei reattori presenti in terra transalpina, inoltre, sono fuori servizio. Con un debito di 61 miliardi di euro (in aumento del 40% solo quest’anno), l’azienda sembra aver quindi bisogno di un sostegno concreto per uscire da una situazione non certo facile.

E d’altra parte, come accennato in precedenza, si tratta non solo di una iniziativa di natura pratica, ma anche politica. Macron, infatti, avrebbe intenzione di fare di Edf il primo pilastro della nuova era di transizione energetica francese, che secondo l'Eliseo passa necessariamente per il nucleare. Una visione che non sembra essere condivisa da tutti i paesi dell’eurozona. Per conoscere tutti i dettagli sul caso francese puoi visitare la pagina d'oltralpe che annuncia le decisioni attuate dal governo Macron.

Altre nazioni prevedono sì una transizione, ma non proprio così ecosostenibile: è il caso della Germania.

La “decisione amara” della Germania: si torna al carbone

Fin dalle prime avvisaglie di crisi del gas russo, la Germania aveva messo in conto di tornare a utilizzare massicciamente il carbone. Cosa che, peraltro, ha fatto pure l’Italia, già impegnata nell’acquisto di maggiori quantità di combustibili fossili.

Nelle scorse ore, Berlino ha ufficializzato la volontà di utilizzare maggiormente le centrali a carbone. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Economia e della protezione climatica Robert Habeck, che così come segnalato da Open.online ha spiegato:

Per ridurre il consumo di gas è necessario utilizzarne meno per generare elettricità. Invece, le centrali elettriche a carbone dovranno essere utilizzate di più. È una decisione amara, ma è essenziale per ridurre i consumi di gas.

Robert HabeckOpen.online, articolo “Emergenza gas, la Germania tradisce le promesse green e torna a puntare sul carbone: «Scelta amara»”

Una presa di posizione che in un governo composto anche dai Verdi suona un po’ come una resa nei confronti di una situazione che richiede interventi drastici. Un'iniziativa ancora più clamorosa se si pensa che nel programma dell’esecutivo teutonico era previsto, almeno inizialmente, la fine dell’uso del carbone entro il 2030.

Oltre al ritorno al carbone su larga scala, l’esecutivo a guida Olaf Scholz ha annunciato altre iniziative che puntano nella stessa direzione intrapresa dalla Francia. Tra le altre, spicca la volontà di preparare il salvataggio pubblico di Uniper, compagnia energetica in crisi a causa della riduzione delle forniture di gas previste dalla russa Gazprom (si parla del 40% in meno).

Chi è Uniper? Uniper SE, con sede a Düsseldorf, è una delle principali società tedesche nel settore energetico. Nel 2016 si è separata da E.ON, concentrandosi sulla produzione di energia da fonti sostenibili.

Sono altri, in ogni caso, i provvedimenti presi dal governo tedesco, che appare impegnato su diversi fronti:

  • È stata annunciata la creazione di un sistema di aste per la vendita di gas industriali, che dovrebbe abbassare i consumi nel settore manifatturiero;
  • Verranno emessi nuovi crediti dalla banca pubblica kfW, che dovrebbero garantire un maggior riempimento degli stoccaggi del paese, fermi attualmente a poco più del 50%.

Gli interventi così drastici previsti dalla Germania possono far storcere il naso ai più attenti all’ambiente, ma vengono se non altro giustificati dai numeri. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Berlino importava il 55% del proprio gas da Mosca. Il dato ora è sceso al 35%, con Gazprom che a parziale giustificazione ha citato un generico guasto tecnico. Per il governo tedesco, invece, si tratta di una chiara decisione politica, mirata a far incrementare il prezzo del metano.

La strategia del governo Draghi: si torna alle nazionalizzazioni?

La Francia nazionalizza uno dei player energetici più grandi del paese, la Germania ricorre al carbone. E l’Italia, in tutto questo, che fa? La strategia italiana, finora, non prevede nazionalizzazioni. Nonostante ciò, il governo Draghi ha chiamato in causa più volte i grandi player energetici (di cui peraltro è ancora socio di controllo). Tre sono le compagnie coinvolte: Eni, Snam ed Enel. Questi gli scenari:

  • Il contributo di Eni è stato fondamentale per assicurarsi nuove forniture di gas da nazioni come Algeria, Congo e Angola, oltre che del Mozambico. Grazie a questi accordi, è possibile limitare i danni dei tagli al gas russo;
  • Snam, società che controlla la rete dei gasdotti nel nostro paese, è stata coinvolta invece nell’acquisto di un rigassificatore galleggiante, che permetterà quindi di assorbire una maggiore quantità di GNL, il gas liquefatto che arriverà da Stati Uniti e Qatar;
  • Con Enel, invece, la situazione è più complessa. Le indecisioni dell’azienda nel voler abbandonare le proprie attività in Russia hanno leggermente incrinato un rapporto che, peraltro, non era molto amichevole già da prima, visto il presunto mancato impegno della compagnia sul fronte delle rinnovabili. Nel 2023, alla scadenza del mandato dell’amministratore delegato Francesco Starace, è probabile che il governo viri verso un’altra figura a guida dell’azienda.

Senza dimenticare il ruolo di GSE, incaricato dal governo di agire per comprare la quota rimanente di gas necessaria a riempire gli stoccaggi prima dell’arrivo dell’inverno.

L’approccio del governo italiano, che difatti sceglie di non nazionalizzare ma di “controllare” l’azione delle maggiori società energetiche, non è risultato del tutto gradito a qualche esponente politico. Ai dubbi del deputato leghista Enrico Borghi, che denuncia un’assenza di una strategia di difesa energetica nazionale, fa da contraltare il Partito Democratico, che dalle pagine di Repubblica.it sottolinea:

Da noi, grazie alla lungimiranza della Lega, s'è fatto spezzatino regionale delle concessioni idroelettriche con messa a gara: non ci vuole molto a capire come finirà, poi però non si gridi al colonialismo.

Segreteria Partito DemocraticoRepubblica.it, articolo “Il ritorno dell’energia di Stato per far fronte all’emergenza gas”

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