Crisi Energia: Tate stoppa i nuovi contratti Luce e Gas

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La crisi energetica colpisce ancora, ma questa volta a risentirne è Tate, il fornitore di luce e gas.

Negli ultimi giorni la pagina tariffe di Tate, fornitore di luce e gas, si apre con una notizia importante: "A causa della crisi energetica al momento non stiamo accettando nuovi contratti". Tate ha deciso di non prendere nuovi clienti per le forniture di luce e gas: scopriamo perché e se questo si può diffondere anche ad altri fornitori.


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Dichiarazione estrapolata dal sito di tate.it

L'iniziativa appare singolare, ma con la solita trasparenza, Tate spiega le sue motivazioni, legate alla crisi energetica che stiamo vivendo:

Com’è noto l’Europa sta attraversando una crisi energetica unica nella storia. Le ragioni sono principalmente geopolitiche, collegate all’invasione russa dell’Ucraina e ai conseguenti rapporti tra l’UE e Mosca. La forte dipendenza dell’Italia dal gas russo sta provocando una fortissima volatilità nei prezzi della materia prima, e visto che buona parte dell’energia elettrica viene prodotta in centrali a gas (oltre il 40%) anche i prezzi dell’energia sono impazziti.

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Perché Tate non attiva nuovi contratti?

La crisi energetica non è un problema che grava solo nelle tasche dei clienti, ma come dimostra l'azione di Tate, è sinonimo di problemi anche per i fornitori del mercato libero. In vista di questi rincari e delle oscillazioni di prezzo non prevedibili, molti fornitori si sono trovati costretti a porre sul mercato solo offerte indicizzate.

Le offerte a prezzo fisso, infatti, si basano su una media in previsione dei prezzi futuri, questa stima al momento è imprevedibile e troppo rischiosa da fare per chi si occupa di commercializzare il gas e l'energia elettrica. Per questo motivo i fornitori, come Tate, si ritrovano ad offrire solo tariffe che seguono gli indici del mercato, come il PUN , il PSV e il TTF.

Questa imprevedibilità dei mercati ha portato anche l'ARERA ha cambiare la frequenza dell'aggiornamento dei prezzi gas del tutelato, che da ottobre sarà mensile invece che trimestrale.

Questo comporta per loro l'acquisto sul mercato al prezzo X e la rivendita al cliente al prezzo X + una quota mensile. Così come si può intuire, la quota mensile corrisponde agli introiti dell'azienda, i quali sono fissi e non variano al variare del prezzo della materia prima. Ecco come Tate spiega quanto appena detto:

Tate offre solo tariffe a prezzo indicizzato, più una quota fissa mensile, significa che passiamo ai nostri clienti lo stesso prezzo della materia prima che paghiamo noi. Se accettassimo contratti ora, entrerebbero in fornitura tra uno o due mesi, quando molti analisti prevedono una nuova impennata dei prezzi con l’arrivo dell’inverno. I nuovi clienti riceverebbero prime bollette molto alte, anche se la quota di Tate sarebbe invariata.

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Tate sul sito spiega la motivazione che ha spinto l'azienda ad interrompere le attivazioni.

Perché i contratti vengono bloccati ad agosto 2022?

Come si legge nella dichiarazione rilasciata sul sito, la sottoscrizione di un contratto di luce e gas oggi comporterebbe l'attivazione della fornitura nei prossimi due mesi, periodo in cui si prevede un ulteriore rincaro dei prezzi. Durante l'autunno 2022, infatti si potrebbero verificare un innalzamento della curva dei prezzi ulteriore, il che porterebbe i clienti a pagare bollette altissime e l'azienda ad incassare una cifra invariata.

Quanto tempo è necessario per attivare un contratto luce e gas? Se si desidera cambiare fornitore, sarà necessario da un minimo di tre settimane fino ad un massimo di due mesi per far sì che il cambio risulti effettivo.

Chi è già cliente Tate risentirà del problema?

I clienti di Tate non subiranno delle ripercussioni di alcun tipo, come invece è successo ai clienti di Iberdrola Francia. L'azienda francese infatti ha mandato comunicazione, a 10mila clienti del gruppo, consigliando di cambiare il loro fornitore di energia e gas, per non correre il rischio di pagare un prezzo raddoppiato o addirittura triplicato in bolletta.

La situazione francese è molto differente, a causa della decisione di nazionalizzare Edf e di mantenere i prezzi dell'energia artificialmente bassi, gli altri operatori non avranno mai la possibilità di riuscire ad offrire un prezzo realmente competitivo.

Questo fenomeno si può diffondere ad altri fornitori?

Molti dei fornitori del mercato libero attualmente si trovano nella stessa posizione di Tate, ma immaginare che questo fenomeno diventi una tendenza è molto difficile. Ancora più improbabile se si pensa alle grandi aziende di fornitura come Enel, Eni, Edison etc.

La decisione presa da Tate però ci fa riflettere su come la crisi energetica stia colpendo tutti i player del mercato, e non solo i clienti che hanno attivi dei contratti di fornitura. A risentire del duro colpo, sono quindi anche i fornitori, costretti ad acquistare il gas e l'energia a cifre enormi senza vederne un ritorno di cassa pari all'investimento.

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