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Referendum 4 dicembre, cosa cambia per l'energia

La riforma costituzionale, sulla quale gli elettori sono chiamati a votare il 4 dicembre prossimo, riguarda anche il settore energetico. Per il comitato del Sì: le bollette si alleggeriranno, secondo i promotori del NO si privatizza acqua, luce e gas. Ecco la modifica che entrerebbe in vigore con la vittoria del Sì.

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Referendum 4 dicembre, la vittoria del Sì ridurrebbe la burocrazia che penalizza il settore energetico

La riforma costituzionale punta a modificare non solo il Senato, l’elezione del presidente della Repubblica e l’iter legislativo, solo per fare alcuni esempi, ma anche la legislazione in materia dell’energia sul territorio nazionale. Sulla scheda, che si troveranno tra le mani il 4 dicembre prossimo gli elettori (e in questi giorni chi vota dall’estero) si chiede anche di votare o NO sulla revisione del Titolo V della parte II della Costituzione. Che cos’è il Titolo V? È la parte della Costituzione dedicata agli Enti autonomi che costituiscono la Repubblica. In particolare l’articolo 31 della riforma propone di cambiare l’attuale articolo 117 della Costituzione nel seguente modo per quanto riguarda l’energia.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nella produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia.

Dunque si è riscritto l’elenco delle materie, e tra queste anche il settore dell’energia, riportandone molte alla competenza dello Stato e sono state eliminate quelle concorrenti. Questa modifica è presentata come positiva per i consumatori dal comitato del Sì, invece è disastrosa per i cittadini secondo i promotori del NO. Ecco nel dettaglio le due opposte posizioni.

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Referendum 4 dicembre, la scheda elettorale

Comitato per il Sì: la riforma alleggerisce le bollette energetiche

La riforma del Titolo V alleggerisce le bollette”, è questo il titolo del post con cui il comitato Basta un Sì presenta come utile ai cittadini la revisione costituzionale anche sul tema dell’energia. Nel dettaglio è stato scritto:

Il contenzioso maturato sull’autorizzazione unica nella costruzione degli elettrodotti ha comportato ritardi per la realizzazione di infrastrutture strategiche, aggravando le bollette sia di imprese sia di famiglie e favorendo centrali con costi marginali alti, ma localizzate in aree scarsamente connesse. A titolo di esempio, basti ricordare che i ritardi nella realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi, recentemente inaugurato, sono costati 600 milioni di euro all’anno di extra costi in bolletta, oltre all’impossibilità di sfruttare appieno le potenzialità degli impianti rinnovabili della Sicilia. Altre infrastrutture (come il gasdotto TAP), che permetterebbero di diversificare l’approvvigionamento di gas riducendo così la dipendenza da paesi politicamente instabili, subiscono ritardi e poco comprensibili ostruzionismi. Specularmente, anche l’attività di dispacciamento richiede un quadro di regole coerenti al fine di non ledere la concorrenza tra i venditori e garantire standard di qualità del servizio omogenei.

In sintesi, secondo il comitato “Basta un Sì”, votando a favore dell’approvazione della riforma tutte queste lungaggini cesseranno, perché le decisioni sarebbero prese solo dal governo e quindi, dal loro punto di vista, in tempi brevi e quindi questo significherebbe vantaggi economici nelle bollette dei consumatori.

Comitato per il No: lo Stato privatizzerebbe acqua, luce e gas

Sul fronte del No è soprattuto il Movimento 5 Stelle a mettere in evidenza gli eventuali rischi per i cittadini con l’approvazione della riforma costituzionale e quindi anche dell’articolo 31 che modifica la legislazione in materia dell’energia sul territorio nazionale. L’onorevole Danilo Toninelli ha scritto su Facebook:

Dietro la nuova Costituzione a firma Renzi-Boschi-Verdini si cela un vero e proprio furto di democrazia da parte del Governo che porterà alla privatizzazione di acqua, luce e gas. Il deputato pentastellato ha poi aggiunto: “Che cosa significa, infatti, “revisione del Titolo V”? Nessuno può capirlo leggendo il quesito truffa di Renzi, ma noi sappiamo che significa le mani delle multinazionali sui servizi pubblici, significa il via libera a opere faraoniche che portano benefici solo a chi le fa e ai partiti che ci stanno dietro.

Cosa ne pensiamo

Ridurre la burocrazia, non fare grandi opere inutili, da questo punto di vista non si può non concordare con le due parti... Quindi, senza entrare nella polemica della campagna politica, ricorderemo solo ai nostri lettori che per risparmiare conviene prima ridurre i suoi consumi di energia e poi scegliere l'offerta giusta!

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